Black Magic: l’incantesimo del gatto Maori


Sono ancora a letto, ma sveglio da un pezzo, decido di alzarmi. Con un balzo Macchia mi segue e con un altro è già di fianco al rubinetto in attesa che io glielo apra per la sua bevuta mattutina. Scatoletta per il felino, che viene divorata in un attimo e caffè per me. Il profumo del caffè nella quiete del mattino è un tonico per i pensieri. Avide, le mie molecole olfattive collegate al cervello, ne catturano ogni minimo effluvio. Lo bevo e mi preparo. Indosso il costume degli All Blacks, occhialini al collo; uno sguardo in camera da letto dove mia moglie sta ancora dormendo e ritorno in cucina, apro il balcone salgo sulla ringhiera e mi tuffo.

L’aria è calda, un po’ umida e pregusto già il refrigerio dell’ingresso in acqua quando vedo un ammasso di peli bianchi e neri che sghignazzando mi sorpassa ed arriva in acqua prima di me. Mi seguirebbe ovunque quel gattaccio! Entro in acqua e faccio il morto per un po’, mi rilasso. Il cielo è blu e le nuvole di un bianco candido, socchiudo gli occhi ed un gruppetto di rondini ci accarezza con le proprie ombre. Macchia? è anche lui sul dorso, nuota con la coda come un rettile….mah! Dopo poco è già ora di andare. Con tre balzi di sponda tra i davanzali guadagna agilmente il nostro balcone e mi guarda soddisfatto per la bravata appena fatta, mi strizza l’occhio e ruggendo di gioia si mette comodo a godersi il primo sole mattutino.

Io ruoto di 180 gradi ed inizio a nuotare a stile libero. Ad andatura blanda mi immetto in via Ampere incrociando un bagnino, svolto in via Pacini e mi ritrovo in Piazza Piola, che spettacolo! Le punte dei rami più alti sfiorano l’acqua sorretti dai loro tronchi visibili solo per un terzo della loro altezza, non resisto e nuoto a dorso attraverso l’aiuola. Una famigliola di scoiattoli intenta a giocare si blocca al mio passaggio fissandomi, una passerotta mi ignora continuando a covare, lo stesso fa un bellissimo Ginko Biloba. I Ginko esistevano già al tempo dei dinosauri. Mi riporto in posizione prona, aumento l’andatura e mi dirigo in Piazza Argentina dove ho appuntamento con Raf.

“Hanno fatto proprio le cose in grande, pensavo: inaugurare le piste nuotabili con una Stranuotiamo ed allagare le strade di Milano lasciando esondare tutti i Navigli è stata proprio una bella idea!”

Raf è già li che mi aspetta, ci salutiamo e ci avviamo verso il punto di ritrovo. Nuotiamo io a sinistra respirando a destra e lui fa il contrario in questo modo riusciamo anche a fare 4 chiacchiere. Soliti discorsi: balene e squali in giro per il mondo. Raggiungiamo Porta Venezia, passiamo sotto un ponticello per la punzonatura dove un energumeno con un cappello da pirata agganciandoci le ascelle ci tira fuori dall’acqua di peso e due splendide bagnine ci scrivono i numeri sulle braccia con un pennarello poi ci lascia cadere in acqua ed aspettiamo. La scena è d’impatto: musica a palla, ragazze in bikini che ballano su pedane a pelo d’acqua, ragazzotti modello Abercrombie che si dimenano, gli acquascooter dei lifeguards che girano in cerchio e fanno lo slalom tra le volte del porticato di Corso Vittorio Emanuele, persino la statua della madonnina sembra pensare “finalmente qualcuno che se la gode!”… ed è in queste circostanze che ti senti invincibile come se potessi attraversare il Pacifico a nuoto fermandoti al Kingkameha Bar (il bar Hawaiiano di magnum P.I.) per un drink, come niente. Ma il giudice di gara ci riporta presto alla realtà, dalla barca appoggio ripete al megafono le ultime raccomandazioni sul percorso di gara e poi spara in aria dando il via. Calci, manate, schizzi, l’acqua ribolle, poi il gruppo si allunga, ciascuno trova il ritmo e l’acqua riguadagna la propria quiete.

Il percorso si dipana tra le vie più belle del centro: Via dei Mercanti, Piazzale Cordusio, Via Broletto, poi a destra in via Brera e Dell’Orso: tutti affacciati alle finestre a tifare.

Il tempo ed i Km passano, la fatica inizia a fare capolino ma le sbattiamo la porta in faccia.

Siamo ormai a metà percorso, cambiamo passo e superiamo di slancio Piazza della Repubblica. Qualcuno si ferma e si aggrappa ad un palo, qualcun altro stremato si dirige verso il traguardo con la ciambella, i più sono in ottime condizioni. Manca poco, gli ultimi due Km, dobbiamo dare fondo alle ultime energie. La frequenza delle bracciate aumenta vorticosamente, le braccia fendono l’aria provocando in un sibilo da Samurai, le gambe ormai invisibili nel turbinio d’acqua ribollente sono in cavitazione, il busto si solleva leggermente lasciando affondare le gambe,  in un attimo tutto il corpo è di nuovo in posizione orizzontale, rimbalza sull’acqua e ….ci siamo: stiamo planando. Rimbalziamo sull’acqua come due sassi piatti lanciati sul Mare da un bambino sulla riva. E’ un’andatura velocissima, ma anche pericolosa perché richiede un’acqua perfettamente piatta, una minima increspatura può provocare un disastro…..ed infatti svoltando a destra dopo aver nuotato via Vittorio veneto a tutta callara arrivano i guai. La convergenza in quel punto delle correnti di Corso Buenos Aires e della strada del Diana, unite al vento contrario proveniente da Corso Europa creano un pericoloso ribollire d’acqua poco compatibile con il nostro stile di nuoto in quel momento. Raf appena tocca di nuovo l’acqua si ribalta 3 volte prima di stabilizzarsi e continuare a nuotare a tutta birra per cercare di vincere gli elementi, io andando più piano mi ribalto una sola volta e sfioro pericolosamente un palo della luce, annaspo un po’ e riprendo a nuotare: vado piano ma non mi fermo mai io. Il traguardo è sempre più vicino e di colpo alle nostre spalle.

Gara finita. Ci siamo divertiti e dopo esserci riposati un po’ iniziamo a nuotare verso casa ridendo sul pericolo scampato (anche dagli altri, perché non l’ho detto ma c’era gente aggrappata ad alberi e semafori in attesa dei soccorsi..tutti squalificati ovviamente). Sulla via del ritorno incrociamo un bar e in un istante siamo già al banco con un Negroni in mano, parliamo, ridiamo, c’è tanta gente, altri nuotatori, l’alcool mi fa girare la testa, è il King Kameha, no non siamo alle Hawaii…anzi mi fa proprio male…inizio a sentire dei rumori, anzi un rumore ben chiaro, sembra quello di una sveglia: lo è.

Mi sveglio di colpo e sono seduto in mezzo al letto. Sono le 6,30 mi alzo ed inizio a preparare lo zaino per l’allenamento mattutino di nuoto, “che bel sogno” . Cerco ma non trovo nulla, intanto Macchia è già accanto al rubinetto, lo raggiungo e lo accarezzo, ma è bagnato fradicio, che strano. Continuo a non trovare il mio costume degli All Blacks , mi tolgo la t-shirt, mi guardo allo specchio ed incredulo vedo che ce l’ho già addosso. Macchia mi guarda cercando il mio sguardo nello specchio, sembra sorridermi. Mi strizza l’occhio, emette un assordante ruggito di gioia ed ancora grondante d’acqua con l’aspetto sornione di chi si gode una bravata fatta si incammina verso il balcone a godersi il primo sole del mattino. Io rimango impietrito con le orecchie ancora sibilanti, immagino già mia moglie che schizza dal letto dalla paura per il boato, invece nulla. Continua placida dormire, non ha sentito nulla, possibile? Corro alla finestra mi affaccio ed è tutto normale, Randy sposta i bidoni della plastica, Greta annuncia a tutti il nuovo giorno abbaiando, io mi calmo e mi avvio in piscina camminando, con una strana sensazione di stanchezza, come se avessi appena finito di nuotare.

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