ZenAllenamenti apnea: riprendere


In questo post si è parlato di periodizzazione, di come pianificare un anno di allenamenti. E dopo la pianificazione, è ora di iniziare…

E’ il primo periodo, o meglio il primo macrociclo (indicativamente ottobre-novembre), e vi focalizzerete sulla preparazione di base, per migliorare le seguenti “abilità”:

  1. mobilità articolare ed elasticità muscolare, soprattutto del torace e diaframma (respirazione), delle spalle (posizione idrodinamica), bacino dorso e caviglie (pinneggiata con monopinna o pinne);
  2. tono muscolare e forza (per spingere quelle dannate pinne o la monopinna! ed evitare di avere le gambe dure al primo tuffo un po’ fondo);
  3. base aerobica, per ridurre il battito cardiaco e perdere un po’ di ciccia;
  4. efficienza neuromuscolare, cioè gesto tecnico (pinneggiata, posizione idrodinamica, ecc) attraverso esercizi;
  5. poca apnea, inserita “di straforo”, giusto per non perdere l’abitudine.

Che cosa fare in pratica? Vediamo qualche suggerimento, andando in ordine e rimanendo sul semplice. E ipotizzando che siate naturalmente pigri, che abbiate poco tempo a disposizione, ma che abbiate la forza di organizzarvi…

1)     Mobilità articolare/elasticità muscolare – Idealmente almeno 20’ a seduta, effettuata al mattino, prima di colazione, un paio di volte alla settimana. E prima di ogni allenamento in piscina. Ma, insomma, sul “quando” vedete voi… Su quali esercizi fare, si potrebbero riempire vari blog, sicché mi limito a dare alcune indicazioni (se non avete davvero idea, seguite delle lezioni di stretching, un seminario di yoga e apnea di Federico Mana, o un corso di yoga, con enfasi sul Pranayama – vi farà un gran bene, buono anche il Pilates). Create un paio di sequenze di esercizi, una maggiormente volta alla mobilità articolare, l’altra all’elasticità muscolare, e alternatele. Se avete poco tempo, concentratevi sugli esercizi principali.

2)     Forza – Non dovete diventare culturisti. Se avete una palestra sottomano, lavorate soprattutto sulla muscolatura delle gambe (squat, mezzo squat, o pressa), addominali, lombari. Con i pesi, attenzione a non farvi male alla schiena. In assenza di palestra, vanno bene le flessioni sulle gambe, da alternare a lavori in isometria (tipo: state appoggiati con la schiena ben dritta ad un muro, gamba a 90° rispetto ai polpacci, come se foste seduti, solo che non lo siete…lì fermi, finché resistete. E poi addominali e flessioni sulle braccia. 10’ ogni mattina, oppure 2 sedute da 30’-40’ alla settimana vanno alla grande.

3)     Base aerobica – Scegliete uno o più sport aerobici (corsa, bici, nuoto, ecc) di vostro gradimento e fate almeno un paio di sedute a settimana. Iniziate con calma: ad esempio, per chi decide di correre, una buona linea guida la trovate qui. Quando sarete in forma, le sessioni dovrebbero durare dai 40’ ai 90’. Comunque, meglio poco con regolarità che picchi di attività seguiti dal nulla pneumatico per settimane…

4)     Efficienza neuromuscolare/Tecnica – “Il gesto con l’attrezzo (pinne/monopinne) non è mai migliore di quello effettuato a corpo libero” mi disse Anna di Ceglie, campionessa mondiale di nuoto pinnato, durante un seminario sulla monopinna. Grande verità. Quindi, sia che usiate le pinne, sia che usiate la mono, tanti esercizi con tavoletta e, a seguire, con le pinnette corte, più qualche vasca con pinne/monopinna, concentrandosi sul movimento. Qualche scatto in apnea (il corpo impara a muoversi con più efficienza). Ovviamente, sempre con un compagno e in sicurezza.

5)     Apnea – Si tratta essenzialmente di esercizi che, logicamente ricadono, nel precedente blocco 4, ma effettuati in apnea.

E ricordate il concetto di micro-ciclo: 2-3 settimane di carico, 1 di scarico, che significa allenarsi poco, mantenendo però la qualità di ciò che si fa.

Vediamo in dettaglio qualche esercizio dei blocchi 4 e 5. NB: si adoperano anche ausili quali tavoletta, pullbuoy, pinnette, t-shirts da indossare per aumentare la resistenza all’acqua, ecc.

Esercizi  propedeutici all’apnea con bipinna o monopinna (mantenete il numero di vasche ragionevolmente compatibile con il tempo a disposizione e il vostro stato di allenamento ,NON strafate – raccomandazione superflua per molti…)

Battuta gambe (stile libero o delfino) – da 50 a 100 m per ogni esercizio

  1. Pancia in giù, con tavoletta o con braccia lungo i fianchi
  2. Pancia in su, con braccia distese dietro la testa o lungo i fianchi
  3. Sul fianco, un braccio disteso in avanti, l’altro lungo il fianco (una vasca a sx, l’altra a dx)
  4. Variante con T-shirt indossata

Battuta gambe stile libero con pinnette (stile libero o delfino) – da 50 a 100 m per ogni esercizio

  1. Pancia in giù, con tavoletta o con braccia lungo i fianchi
  2. Pancia in su, con braccia distese dietro la testa o lungo i fianchi
  3. Sul fianco, un braccio disteso in avanti, l’altro lungo il fianco (una vasca a sx, l’altra a dx)
  4. Variante con T-shirt indossata

Battuta gambe stile libero con pinne/monopinna – da 50 a 100 m per ogni esercizio

  1. Pancia in giù, con tavoletta o con braccia lungo i fianchi
  2. Pancia in su, con braccia distese dietro la testa o lungo i fianchi
  3. Sul fianco, un braccio disteso in avanti, l’altro lungo il fianco (una vasca a sx, l’altra a dx)
  4. Variante con T-shirt indossata

Dei seguenti  esercizi IN APNEA fate 2-4 x 25 metri ciascuno

  • Ripetute su 25 m, con pinnette, recupero “calmo”, cambiando frequenza/ampiezza della pinneggiata, percependo la differenza, con/senza T-shirt
  • Ripetute su 25 m, con pinnette, pancia vs l’alto, recupero “calmo”, cambiando frequenza/ampiezza della pinneggiata, percependo la differenza, con/senza T-shirt
  • Ripetute su 25 m, con pinne/monopinna, recupero “calmo”, cambiando frequenza/ampiezza della pinneggiata, percependo la differenza, con/senza T-shirt
  • Ripetute su 25 m, con pinne/monopinna, pancia vs l’alto, recupero “calmo”, cambiando frequenza/ampiezza della pinneggiata, percependo la differenza, con/senza T-shirt
  • Progressioni (partenza lenta, arrivo veloce) sui 25 m, con pinne/monopinna, recupero “calmo”, con/senza T-shirt
  • Scatti sui 25 m, con pinne/monopinna, recupero “calmo”, con/senza T-shirt
  • Ripetute sui  50 (per chi ce la fa), recupero “calmo”, massima attenzione alla virata e alla percezione del movimento

Esercizi  propedeutici all’apnea a rana (per chi volesse allenare la rana, la logica è la stessa del blocco precedente)

  • Battuta gambe rana con tavoletta, con o senza T-shirt indossata
  • Braccia a rana con pullbuoy”, pugni completamente serrati, con/senza T-shirt
  • Braccia a rana con pullbuoy”, con/senza T-shirt
  • Ripetute a rana subacquea IN APNEA sui 25 m, solo gambe (braccia distese in avanti)
  • Ripetute a rana subacquea IN APNEA sui 25 m, pugni completamente serrati, con/senza T-shirt
  • Ripetute a rana subacquea sui 25 m, pancia vs l’alto, con/senza T-shirt
  • Scatti a rana subacquea sui 25 m, con/senza T-shirt
  • Ripetute a rana subacquea sui 25 m, contando i cicli (n° di bracciate/gambate), mirando a diminuirli (max scivolamento)

Se potete, chiudete l’allenamento in acqua con un po’ di nuoto, possibilmente variando stile.


In cerca dello squalo Zambesi


Oman. Una delle guide subacquee dell’Oman Diving Center, alla fine di un’immersione con autorespiratore a Mermeide Cove, mi sta raccontando “ … sai, qui vicino, qualche volta ho incontrato uno squalo Zambesi”. Urca! Uno Zambesi!

Lo squalo Zambesi è quello che gli anglosassoni chiamano “Bull Shark”. Nome scientifico Carcharhinus leucas. Squalo niente facile da osservare: come habitat predilige foci di fiumi e acque costiere con scarsa visibilità, dove può facilmente insidiare le sue prede. Vive benissimo nei fiumi, anche a migliaia di chilometri dalla foce. E riesce a campare persino nei laghi (nel lago Nicaragua è accertata la sua presenza). Affascinante… E’ uno squalo dal corpo massiccio, considerato pericoloso e aggressivo. Ma io non sono totalmente convinto di ciò: la mia personalissima convinzione è che, prediligendo ambienti costieri con acque torbide, abbia una certa facilità di contatto con la specie umana e, per la scarsa visibilità, qualche volta attacchi l’uomo per sbaglio.

Tornando alla guida subacquea, io immediatamente propongo: “Beh, allora domani veniamo qui a fare una bella immersione dedicata alla ricerca dello Zambesi…”.  La guida è un ragazzo simpatico dello Sri Lanka, che scuote la testa e mi dice: “Non possiamo: è molto improbabile incontrarlo. In tanti anni di immersioni qui, l’ho visto un paio di volte. Il rischio di pianificare un’immersione intorno a questo squalo è che alla fine non si veda nulla, né squalo, né altro. A quel punto i clienti sono tutti scontenti”. Logico. Mica sono tutti ossessionati dagli squali come me. Allora gli rispondo: “Vorrà dire mi aggregherò al prossimo gruppo che farà un’immersione qui, poi procederò da solo, in apnea. Fammi per favore sapere quando ci sarà la prossima immersione qui.” La prossima immersione è l’indomani, di primo pomeriggio.

Alle 14 sono pronto davanti al Diving. Tutta la poca attrezzatura da apnea sta comodamente nella sacca della monopinna. Che desta sempre curiosità tra gli amici bombolari… Tempo di fare un veloce appello e via, ci si incammina sul pontile, verso la barca. Sistemiamo le attrezzature a bordo, rapida conta dei subacque e via.

Pochi minuti di navigazione, la barca si ferma e attracca al gavitello di Mermeide Cove. Una piccola cala tranquilla, riparata. La guida mi spiega che le migliori possibilità d’incontro ci sono nella zona tra Mermeide Cove e il sito d’immersione adiacente, noto come Sea Horse Haze. Rimarrò sempre a vista della barca ormeggiata e del marinaio, le distanze non sono grandi. Entriamo in acqua. Mi stacco dal gruppo di bombolari per seguire la mia pista. Un tuffo sotto la barca per sgranchirmi le gambe e i polmoni, pinneggiando abbastanza lentamente e portandomi verso lo sbocco della cala. Riemergo. Mi preparo, ventilandomi con calma e scendo, con l’intenzione di attraversare in larghezza la cala, da punta nord a punta sud, un tratto di 50-60 metri. Nuoto a delfino lento, cerco di rilassarmi e risparmiare ossigeno, ma anche di guardarmi intorno: vedo belle formazioni coralline, coralli duri e coralli molli, molto colorati. Scendo alla base della parete, ma la profondità resta contenuta. Qui la roccia ed i coralli finiscono ed inizia un pianoro di sabbia. Ci nuoto sopra. E’ costellato di buchi di vermi e molluschi. Visto che si tratta di attraversare una distesa di sabbia decido di nuotare da monopinnatista: testa bassa tra le braccia tese in avanti. Poi alzo la testa per vedere se la mia rotta è lineare e vedo lo squalo. E’ a una quindicina di metri e si dirige dritto dritto verso di me. Smetto di pinneggiare e mi adagio sul fondo. Non capisco ancora di che specie si tratti, perché mi arriva proprio di fronte. Ma è grosso. Penso in sequenza: “Zambesi.” “No,troppo snello,  è un grigio.” “Grigio? No! Squalo pinna nera di barriera!”.  Mai visto così grosso! Due metri  e mezzo, praticamente il massimo raggiungibile dalla specie. Bellissimo, elegante, il corpo muscoloso color nocciola e quelle tacche nere orlate di bianco ad ornare le pinne. Lo squalo rallenta. Rallenta ancora. Mi passa a fianco, sguardo diffidente ed indagatore mentre scivola silenzioso a mezzo metro da me, con quel  suo invidiabile nuoto privo di sforzo apparente. Fa un mezzo giro intorno a me per finire la sua analisi e poi se ne riparte, con una progressione decisa, proseguendo per la sua strada. Lo guardo sparire nell’orizzonte blu e poi riemergo lentamente. Sono soddisfatto: potrei tornare sulla barca. Potrei. Ma visto che sono in acqua… vado avanti. Alzo la testa e vedo il barcaiolo mi  guarda, gli faccio cenno di OK, lui pure.

Mi dirigo appena oltre la punta sud. La linea di costa è praticamente diritta e io nuoto lentamente sott’acqua a 5/6 metri di profondità, mantenendomi parallelo alla costa ed appena più su del gigantesco pianoro corallino, che degrada verso il fondale sabbioso qualche metro più in basso. Il pianoro, da solo, è uno spettacolo: una prateria di coralli molli gialli e rossi attecchiti sopra una vasta distesa di madrepore incrostanti. Alzo lo sguardo e mi trovo circondato da un branco di una trentina di carangidi come non ne ho mai visti: grandi e piatti, il corpo argenteo, con lunghissimi filamenti che pendono dalle pinne dorsali e anali. E per “lunghissimi” intendo un metro e mezzo. Sembrano adorni di stelle filanti. Appurerò successivamente che si tratta di Alectis Ciliaris: un gioiello del mare di rara bellezza.

Smetto di muovermi e mi fermo sul fondo, aggrappato con un dito ad un angolo di roccia disadorna, “all’aspetto”. Loro mi carosellano intorno. Sto lì e lì guardo finche il mio corpo non mi dice che è meglio risalire. Recupero e torno giù. E loro sono sempre lì a danzarmi intorno. Vado avanti così per un po’, domandandomi se mai quei carangidi bellissimi se ne andranno. Durante uno di questi appostamenti sul fondo, con la coda dell’occhio avverto una presenza e dopo una frazione di secondo una grande massa scura mi sfila di fianco. Potente schizzo di adrenalina nel sangue! Ormai mi ha passato: è un grosso squalo corpulento di colore scuro. Lo Zambesi. Tre metri. Si allontana da me lentamente ma con moto rettilineo, senza mostrare alcuna intenzione di tornare indietro. L’emozione mi ha fatto bruscamente calare il tasso di ossigeno nel sangue, devo riemergere. Sono pieno di adrenalina, con i muscoli lievemente tremolanti. Tento altre attese sul fondo corallino, intercalate da lente nuotate a varie profondità, ma nulla, lo squalone è sparito. Decido che per oggi ne ho abbastanza e mi dirigo verso la barca. In fondo alla mia mente c’è anche un minimo timore, che mi induce a levarmi da lì. In fondo ha una pessima fama.

Qualche minuto dopo, sulla barca, mi asciugo al sole in silenzio. Negli occhi e nella mente quella massa scura color cobalto che mi passa di fianco…


ZenAllenamenti apnea – La periodizzazione per l’apnea profonda


In qualunque sport – e l’apnea non fa eccezione – la periodizzazione è importante. Cosa significa periodizzazione? Che occorre variare nel tempo il tipo di allenamento. L’obiettivo è duplice: essere in forma quando è ora (non prima, non dopo) e non annoiarsi troppo con allenamenti eccessivamente ripetitivi. Che vi alleniate poco o tanto, la periodizzazione vi consente di tirare fuori il meglio da voi e di mantenere alta la motivazione, facendovi passare dei bei momenti con l’apnea. Che è la cosa più importante. (Per inciso: con “apnea profonda” intendo la discesa in mare o lago – quanto “profonda” è soggettivo.)

Vediamo in 10 passi come strutturare una stagione di allenamenti utilizzando la periodizzazione. Ma senza rendere le cose troppo difficili: per chi si vuole allenare, ma non impazzire. Per me funziona abbastanza bene, vediamo che ne pensate voi.

  1. Individuate il periodo nel quale volete essere in forma – per un’apneista di norma è l’estate. Per chi gareggia, questo periodo coincide con una, massimo due gare importanti. La forma massima purtroppo non dura a lungo: indicativamente si può pensare di evere due picchi di forma in un periodo di un paio di mesi. Nel seguito, per esemplificare, ipotizzeremo di voler essere in forma in giugno-luglio.
  2. Andate indietro di nove mesi, a settembre: quello è il punto di inizio degli allenamenti . Ci dovete arrivare freschi di fisico e di mente: ad agosto cazzeggiate, bevete qualche birra di più (ma non diventate una palla di lardo) e rilassatevi. Che a settembre si inizia…
  3. Dividete i nove mesi in tre periodi di tre mesi ciascuno, i macrocicli.
  4. Ciascun macrociclo è costituito da vari microcicli di 3-4 settimane. In ciascun microciclo l’ultima settimana è di recupero, cioè di allenamento leggero. Questo è fondamentale se non volete scoppiare come petardi dopo un paio di mesi.
  5. Mobilità articolare e delle strutture legate alla respirazione (diaframma, gabbia toracica) vanno curate tutto l’anno, tramite stretching e/o yoga. Idem per la parte di condizionamento mentale (visualizzazione, training autogeno & C) e di allenamento alla compensazione (yala neti, ginnastica tubarica). La cura di questi aspetti paga molto in termini apneistici, e con (relativamente) poca fatica – il che non è male, dopotutto.
  6. Nel primo periodo, settembre-novembre, vi focalizzerete sulla preparazione di base: miglioramento del tono muscolare e della forza, base aerobica (per ridurre il battito cardiaco e mettervi a posto con il peso, che la birrozza in più è finita tutta lì sui fianchi…), miglioramento del gesto tecnico (pinneggiata, posizione idrodinamica, ecc) attraverso esercizi. Il gesto apneistico è a livello di mantenimento.
  7. Nel secondo periodo, dicembre-febbraio, l’obiettivo è lavorare in modo più specifico sull’apnea, migliorando la resistenza al lavoro in scarsità di ossigeno (ipossia) e abbondanza di anidride carbonica (ipercapnia), mantenendo le qualità conquistate nel trimestre precedente.
  8. Il terzo periodo, marzo-maggio, è finalizzato a lavori molto specifici, mirati all’apnea profonda: apnee lunghe, adattamento alla profondità e all’emocompensazione, mobilità articolare e cura della respirazione, effettuando dei lavori di mantenimento delle qualità acquisite nei periodi precedenti. Si affina il lavoro di tutto l’anno e lo si “trasforma” in quello che serve per raggiungere i nostri obiettivi.
  9. Nel periodo di forma, giugno luglio, dovete evitare di affaticarvi troppo con gli allenamenti, tenendo le energie per il raggiungimento dei vostri obiettivi: una gara, oppure un week-end di tuffi potenzialmente profondi. Quindi, allenamenti di mantenimento, tuffi fondi, allenamenti in piscina segnati da apnee lunghe e rilassate, molti esercizi per mantenervi flessibili. Godetevi questo periodo. Non significa tirare, stressarsi e rischiare: significa solo essere pronti a fare dei bei tuffi, se vengono naturali, godendosi il blu. Mente aperta e fisico pronto!
  10. Se durante l’anno qualcosa va storto e incrina i vostri piani, ad esempio per una brutta influenza, un periodo di eccessivo lavoro o di carichi familiari inaspettati, non datevi per perduti: se avete lavorato bene, in modo regolare, potete ammortizzare soste e rallentamenti nella tabella di marcia senza grossi problemi. La regolarità vi ricompenserà. E, in ogni caso, evitate di diventare eccessivamente ossessivi con gli allenamenti: non stressatevi (o almeno provateci) e godetevi il blu quando potete.
E non dimenticate: il periodo di cazzeggio… fondamentale… 

Out of the blue


Giugno. Allenamento in assetto costante con Robertino 2 miglia al largo di Arma di Taggia, in Liguria. Uscita in coppia con il gozzo gentilmente prestato dal grande Ivano.

Cavo teso nel blu pullulante di plancton, facciamo delle ripetute. Robertino prova a scendere ad una quota discretamente impegnativa e io decido di accompagnarlo nel tuffo.

Si rilassa in superficie, si ventila bene, poi un respirone, una capovolta sciolta e giù, pinneggiando fluido. Scivola nel blu fin dove ritiene opportuno, vira sul cavo con stile e inizia a risalire, sempre bello tranquillo. Si sta facendo un tuffo come si deve. Ma sui -20 accade qualcosa, vedo che si irrigidisce – gli occhi si dilatano – rompe la posizione di risalita e con movimento deciso e veemente dell’indice punta a qualcosa proprio nella mia direzione. Dietro di me. Uh. Mi giro in quelli che mi sembrano minuti. E capisco istantaneamente la potenza della locuzione anglosassone “out of the blue“: dalla massa indistinta di acqua blu, intorbidita dal plancoton emerge una testa ENORME. Grigia, con chiazze bianche. Delle dimensioni di una Fiat 500. Decimi di secondo veramente brutti. Cos’è??? Uno squalo bianco grandissimo? La Cosa intanto viene avanti e di colpo capisco: è un pesce luna gigantesco! Nuota orizzontalmente e mi viene quasi addosso. Ora lo vedo bene, anzi benissimo, è massiccio, sarà spesso più di un metro, il corpo circolare del diametro di circa tre metri (ben più grosso di quello che c’è – o c’era -all’acquario di Genova). In giugno, soprattutto in Mar Ligure, di pesci luna ne ho visti parecchi, ma mai così grossi.

Ora che lo spavento è passato (urca  – sembrava veramente la testa di un grande squalo bianco), cerco di fissare nella mia mente l’incontro, così guardo il bestione sfilare nella corrente ed allontanarsi. Un pesce luna, una Mola Mola, ma pensa tu. E sapete cosa vi dico? Che non è vero che i pesci luna sono pesci goffi e babbioni che stanno sempre in superficie a crogiolarsi al sole e nuotano piano: se vogliono hanno una rispettabile velocità di crociera. E, sempre se vogliono, si divertono a spaventare gli apneisti che si allenano al largo…