Squali dell’Oman – Pinna nera a go go
Pubblicato: 10 giugno 2011 Archiviato in: immersioni, Squali, Strane storie di mare e di acqua, Viaggi subacquei | Tags: Apnea, Diving Oman, immersioni con squali, pinna nera, Squali 2 commentiDopo il primo giorno di immersioni con bombole, un paio d’immersioni carine sì, ma non esaltanti, decido di andare a fare un po’ di apnea all’imbocco del fiordo che ospita il resort. Il richiamo dell’apnea è troppo forte. E poi una delle guide del diving mi ha detto che a volte si vedono dei “blacktips”, cioè degli squali pinna nera di barriera, e delle tartarughe.
Entro nell’acqua bassissima, calzo la monopinna ai piedi, sputacchio nella maschera, infilo lo snorkel in bocca e mi avvio. Il fiordo è lungo circa 500 metri e ci si mette un po’ ad arrivare al suo imbocco,… l’acqua è caldissima, costante a 37°, anche sul fondo, un vero brodo. La visibilità è pessima, ma non c’è molto da vedere: sul fondo, solo sabbia. Fa caldo pure in acqua, non c’è mai pace e refrigerio. I primi dubbi sulla scelta della località per questo viaggio si fanno già strada nel cervello (bollito).
Appena prima dell’imbocco del fiordo, la parete del fiordo forma una rientranza, una piccola insenatura. Vado a dare un’occhiata: da quanto mi hanno detto al Diving, è qui che di solito girano le tartarughe. Capovolta. E sono subito sul fondo: la profondità sarà al massimo di 4 metri. Coralli! Che sorpresa, con questa temperatura dell’acqua. Sono coralli a corna d’alce e coralli cervello. O quantomeno assomigliano parecchio alle specie nominate. Sono vivi e colorati, viola, verdi, gialli. In mezzo ai coralli, oltre a pesci di barriera, una moltitudine di ricci marini dagli aculei sottili e lunghissimi. Non pensavo nemmeno che i coralli potessero vivere a queste temperature estreme! E invece questi si sono adattati proprio bene. Mi domando se si tratti di un fenomeno noto ai biologi marini. Forse sarebbe da segnalare a qualcuno.
La tartaruga non si fa aspettare. Ne vedo subito una, non molto grande, immobile in mezzo ai coralli. Mi fermo e la osservo da un paio di metri di distanza. Poi mi muovo e mi allontano. Riemergo e respiro. A una quindicina di metri da me c’è un’altra testolina che sbuca dalla superficie calmissima. E’ un’altra tartaruga, che sta facendo esattamente quello che faccio io: respira bene prima di un’apnea. Un altro giro sott’acqua per vedere bene questa grande chiazza corallina e poi è tempo di doppiare la punta del fiordo.
Appena fuori dal fiordo l’acqua è lievemente più fresca: 36° in superficie e 30° sul fondo. Fondo che è sempre fra i 5 ed i 10 metri, poca roba. Incomincio ad esplorare la zona nuotando rasente il fondo, ondeggiando lento con la monopinna. Il fondale è formato da roccia chiara, i coralli crescono sulla roccia ma non formano una vera barriera. Dalla nebbiolina (la visibilità è quella che è, oscilla dai 5 ai 15 metri) emerge un gruppetto di pesci pipistrello. Vado avanti seguendo la linea di costa, la visibilità migliora mano a mano che mi allontano dal fiordo. Ad un tratto, emerge dal nulla uno squalo pinna nera di barriera, di circa un metro. Eia! Segue una rotta obliqua rispetto alla mia, praticamente mi taglia la strada. Mi acquatto sul fondo, immobile, all’aspetto. Lui vira ed inizia a girarmi intorno. Ne arrivano altri, più piccoli, più grossi, di tutte le misure… e anche loro iniziano il girotondo lento e irregolare. Vorrei che i secondi non passassero mai. Ma devo risalire. In superficie mi ventilo bene in posizione prona per beneficiare di una maggior quantità di aria fresca e poi scendo di nuovo. E loro arrivano quasi subito. Li conto: sono una quindicina. I più piccoli arrivano a mala pena al mezzo metro di lunghezza, i più grossi sono vicini ai due metri. E’ raro vederne di queste dimensioni. Sono predatori delle lagune e delle acque costiere, soprattutto quelle sabbiose. Se ne vedono molti nelle lagune maldiviane, ma sono quasi sempre di taglia inferiore al metro. Questi sono grossi! E tanti! Li guardo e cerco di imprimere nella memoria il colore nocciola chiaro del loro corpo, le loro forme snelle ed eleganti. E’ uno dei miei squali preferiti.
I miei tuffi si ripetono, io mi rilasso e le apnee si fanno lunghe, così mi godo pienamente il “film” degli squali, che si ripete sempre più o meno uguale. Con la nota positiva che arrivano ancora altri squali. Penso proprio di essere la novità della giornata e di incuriosirli parecchio: sono abbastanza grosso, quindi potenzialmente minaccioso, però me ne sto fermo sul fondo senza fare rumore e forse potrei essere commestibile, ma non sono morto perché ogni tanto mi muovo e quindi non conviene provare ad assaggiarmi. Per loro il massimo deve essere che dopo un po’ – meraviglia – salgo verso la superficie, per loro luogo estremo e di confine. Quando ciò avviene, gli squali si innervosiscono e si allontanano, per poi riavvicinarsi al tuffo successivo, sempre più vicini mano a mano che passa il tempo dell’apnea. Che poi è quello che fanno quasi tutti i pesci, di qualunque dimensione e in qualunque latitudine e ambiente. Si avvicinano molto, passano davanti alla mia maschera a mezzo metro di distanza e per un momento i nostri occhi si incrociano, ma non manifestano affatto aggressività. Nuotano come divinità del mare, senza sforzo e silenziosi.
Starei lì in eterno. Ma dopo un’ora e più ritengo sia il caso di tornare tra i bipedi. Soddisfattissimo. Qua il caldo ti stende, ma niente da dire: di roba sott’acqua ce n’è…
Squali dell’Oman – Arrivo
Pubblicato: 30 Maggio 2011 Archiviato in: immersioni, Squali, Strane storie di mare e di acqua, Viaggi subacquei | Tags: Diving Oman, immersioni, immersioni con squali, Squali Lascia un commentoOre 14.00. Arrivati da nemmeno un’ora al resort.
“Non posso resistere a questa temperatura. Il mio sistema cardiocircolatorio non ce la farà”. Seduto al tavolo del ristorante all’aperto dell’Oman Diving Center, di fronte a Marco, mio figlio di sei anni, e a mia moglie Elisabetta, mi sforzo di dissimulare questi pensieri con un’espressione che vuole essere serena. E’ luglio. Ci sono circa 45°. E’ umido. Non si respira. Avverto la fatica profonda dell’organismo.
Quando ci tuffiamo nelle acque antistanti del resort che ci ospita, sorpresa! L’acqua è caldissima. Zero refrigerio.In sintesi: alla temperatura da forno non si scappa da nessuna parte. Il mio mitico Suunto D4 non mente: l’acqua è 37°. Incredibile. Mai sperimentato nulla di simile.
Questo è l’Oman d’estate.
Il piccolo resort dell’Oman Diving Center (tutto di proprietà del Sultano, tanto per gradire) è situato al fondo di un lungo fiordo, a qualche decina di chilometri da Muscat, la capitale. Certo, il termine “fiordo” fa venire alla mente acque gelide, qui ovviamente siamo agli antipodi. Tutta la linea costiera della zona della capitale si conforma così: un dedalo di fiordi e isolette, con mare poco profondo. La roccia è aspra, tagliente, di colore chiaro. Cade a picco nel mare e ogni tanto si apre in calette sabbiose. Vegetazione praticamente assente. Il paesaggio è piuttosto bello. Peccato per qualche grosso cantiere che si intravede qua e là: costruiscono, prevalentemente alberghi di buon livello. Ma la costa è ancora ragionevolmente selvaggia. Posto interessante. Sono qua in cerca di roba grossa: squali e cetacei – pare ce ne siano parecchi.

