Vorrei essere quella megattera


Megattera

In fondo, noi che amiamo il mare non siamo forse balene anomale finite fuori rotta?

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WorldWaterDay 2014: l’acqua come piace a me


L’acqua: mi piace proprio pensarla così.

CollageBalene

Oggi è la giornata mondiale dell’acqua 2014. Stiamo attenti, ricordiamo quanto è preziosa, trattiamo bene i nostri oceani e i suoi abitanti.


In apnea con i delfini


Qui alle Azzorre fare apnea con delfini ed altri cetacei, o semplicemente nuotare assieme a loro guardandoli con la maschera dalla superfice, è una realtà. Una bella realtà.

C’è di tutto: ci si può immergere con tursiopi, delfini comuni (che poi così comuni non sono), grampi, stenelle maculate e stenelle striate, tanto per citare i cetacei più frequenti. Se non fosse per una legge portoghese che esclude l’immersione con un tot di cetacei, legge che accetto ma che odio profondamente con tutto il mio essere, ci si potrebbe immergere anche con balene pilota e pseudorche (e anche con l’orca, visto che ogni tanto si fa vedere), animali considerati potenzialmente aggressivi. Ma tant’è, non capisco ma mi adeguo.

Per evitare di disturbarli, è vietato immergersi pure con i grandi cetacei (capodogli, balenottere azzurre e compagnia bella): si possono vedere dalla barca, anche da molto vicino, facendo whale watching. Però niente incontri subacquei a meno di non essere ricercatori o documentaristi. Anticipo che Aqua2O ed io stiamo lavorando su un progetto in tal senso…

Ma veniamo ai delfini. Dimenticate i telefilm melensi che guardavate da bambini, con i delfini in cattività, coccolosi e dalle pinne mosce: questi sono supervispi, fisicamente tosti e hanno carattere. Il che significa che se non hanno voglia di stare lì con voi se ne vanno. Sono animali dell’oceano, selvaggi e liberi – quanto di più invidiabile si possa per me desiderare essere

E’ divertentissimo. Si parte con il CW Azores su un gommone, armati di maschera, snorkel, muta e pinne. Si vola sull’oceano fino ad incontrare qualche branco di delfini. Attenzione, non è un incontro lasciato al caso: da terra, dalle postazioni un tempo utilizzate per avvistare le balene e segnalarle alle baleniere, ora operano avvistatori, molto più ecologici nello spirito, che indirizzano gli skipper in modo preciso. Poi ci si prepara, ci si avvicina al branco di cetacei e al segnale dello skipper si entra in acqua, due alla volta.

Ora siamo qui, proprio a qualche miglia da Pico, a ripetere quest’esperienza. Il mio compare Aqua2O ed io siamo prontissimi. Facciamo vari tentativi, tutti a vuoto, di entrare in acqua con un branco di grampi (cetaceo bellissimo – vedi foto), che dopo essersi lasciati avvicinare con la massima tranquillità in mattinata, oggi puntano il muso al largo ogni volta che il gommone si avvicina. Non hanno voglia. Poi incontriamo un branco di tursiopi. Sono grandi, massicci e quasi neri. Ok, ci accettano, riusciamo ad accostarci al branco. Bene, vediamo come se la cavano questi delfini delle Azzorre con l’apnea.

Mi ventilo mentre ci avviciniamo. Monopinna ai piedi, maschera, GoPro accesa…sì, respirone finale e…GO! giù subito nel blu! Ho provato quest’esperienza varie volte e ho ormai le mia tecnica un tantino elaborata, consigliatami da Michael Costa, lo skipper più skipper dell’isola di Pico, con queste esatte parole: “Tu che sei un apneista, vai giù, scendi ignorandoli ed esegui della capovolte, delle evoluzioni, nuota sott’acqua, ma fai finta di niente: vedrai che loro verranno da te”. (Un po’ come bisognerebbe comportarsi con le donne, no?)

E così faccio. E loro si avvicinano, vengono a curiosare, poi si allontanano, poi tornano ancora. Fanno dei suoni, che nel mio (miserabile) video si sentono. Provo anche ad imitarli, ma poi mi ricordo del detto milanese “panatè fa el to mestè”, sicché per evitare incomprensioni e gaffe linguistiche lascio perdere i tentativi di comunicazione.

Che altro dire? E’ bello, facile e coinvolgente. Se avete dei bambini che stanno bene in acqua portateceli, se potete, probabilmente gli cambierete per sempre la vita. In meglio. E se non li avete, andateci voi: è un grosso regalo, un’esperienza che va dritta al midollo spinale.


Il sogno di Alfonso


“Mi fai una foto così quest’estate alle Azzorre?” (disse speranzoso il mio amico Alfonso alias Aqua2O…)


La balena e l’infradito


Eravamo andati fin laggiù per vedere le balene, ma non abbiamo visto nulla. Non lo sapevamo ovviamente, altrimenti non ci saremmo andati. Erano passate da poco, nel mare grigio con la nebbia, dirette nell’Artico per la stagione dei banchetti e delle abbuffate, dopo aver bighellonato e fatto orge nelle calde acque delle Hawaii. Eh le balene se la godono.

Sul gommone da 10 posti bardati come astronauti abbiamo pattugliato le acque del sound invano: qualche gabbiamo ed una sola coda. Doveva essere una balena vecchia o malata, in netto ritardo sulle sue compagne. Probabilmente non si sarebbe più spostata dal Sound facendone la propria casa e probabilmente la propria tomba. Il mare è una grande tomba ed una grande nursery allo stesso tempo, non si butta via niente, tutto si ricicla.

Che strana balena però, poteva scegliersi un altro posto dove morire, magari le Hawaii dove fa più caldo e soprattutto dove poteva chiudere in bellezza incappando in un maschio particolarmente focoso e miope con il quale condividere gli ultimi piaceri della vita senza alcuna inibizione, morendo così felice ed al caldo, invece che da sola e al freddo.

Ma si sa, a volte le balene fanno come le persone, continuano a fare le stesse cose per una vita, così per indolenza, senza chiedersi se nel frattempo c’è qualcosa di meglio in giro. Come le balene, su e giù per la costa occidentale americana per una vita, senza un minimo di curiosità per tutti gli altri posti del mondo, molto meno freddi tra l’altro.

Qua infatti fa discretamente freddo, non so come faccia lo skipper a stare con l’infradito, è troppo curioso: muta da sopravvivenza in acque gelide, berretto di lana ed infradito.

E vogliamo parlare dell’infradito? dello skipper intendo. Teoricamente è al posto giusto: ai piedi di un tizio, su di un gommone, in mezzo al mare. Ma a scavare sotto le apparenze in pratica qua ci sono quasi  5 gradi in acqua e la persona che lo indossa ha una muta da sopravvivenza in mare quindi l’infradito guardando alla sostanza non è proprio nel posto giusto. C’è quasi sempre una bella differenza tra la teoria e la pratica. Peccato che la vita sia fatta di pratica, o meglio, fortuna che lo è! A volte penso che la pratica sia stata chiamata così per distinguerla dalla teoria che a volte, diciamocelo francamente è fine a se stessa e del tutto inutile, proprio come un’infradito al piede di uno skipper con 5°.