SwimTheIsland 2014 da sogno


Mare calmo, una bava di grecale a tenerlo piatto, acqua cristallina, temperatura mite: questa è stata SwimTheIsland 2014. Grande nuotatone in acque libere intorno all’isola di Bergeggi per il team di Stobenenelblu al completo, con una nuova indistruttibile adepta a rappresentare il gentil sesso.
Bellissimo il nuovo punto base della gara, sulla spiaggia di Spotorno, particolarmente fascinosa in questo inizio d’autunno (ah, il mare fuori stagione).
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Io mi sono sparato la 6 km: sì, ho deciso che finché Matteo Testa (ndr: l’organizzatore) allunga le distanze della gara, beh allungo anche io. Vediamo chi si ferma prima. E quando deciderà che ne avrà abbastanza, passo alla combinata.
H2O ne ha passate davvero di tutti i colori (crampi dovuti a ernia del disco, esplosione degli occhialini, nuoto ad occhi chiusi per via delle lenti a contatto, ecc), ma ha comunque chiuso la gara. Perché ciò non accadesse sarebbe stato necessario come minimo lanciargli un arpione nella schiena. Perché il mio socio è inox.
E poi c’era anche quell’eroico nuotatore che ha disputato la combinata (1,8 km + 6 km = 7,8 km, a tracciare traiettorie perfette, cosa di cui dubito) interamente a delfino – guardate la foto… Un personaggio da Iliade per una giornata mitica.
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Noi comunque siamo eccitati come scimmiette di mare e quindi stiamo pensando di “fare gruppo” e organizzare qualche traversata in Liguria (tipo: Imperia – Santo Stefano, cose così), per goderci il nuoto in acque libere e allenarci un po’.
E se qualcuno si vuole unire a noi, faccia un fischio e ci contatti su questio blog – magari non scriviamo molto, ma i commenti li leggiamo…
Se cercate la classifica di SwimTheIsland 2014, eccola.
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Swim The Island 2013: Stobenenelblu… presente!


E se ne è andata anche la terza edizione di quella che ormai è diventato una classica competizione del nuoto in acque libere di livello internazionale.

L’immagine che porterò con me è quella dei primi 2000 dei 5000 metri che ho percorso: mare limpidissimo, spruzzi d’acqua cristallina che si sollevano trascinati dal vento forte, il movimento sciolto dei due nuotatori che procedono paralleli a me, un uomo e una donna, il loro avanzare fluido fra le onde corte e rabbiose, le mani che cercano l’acqua, il viola e il blu degli inserti colorati delle mute che si muovono ritmici, l’isola di Bergeggi che troneggia su di noi, qualche sarago che si vede in lontananza sul fondo (ehhh l’apneista che è in me salta sempre fuori).

E’ stato bello, ragazzi, come sempre. Organizzazione sempre più “limata”, perfetta, grazie all’ottimo Matteo Testa e al suo staff. E alla fine, anche il tempo atmosferico è stato clemente ma non troppo: ha creato le giuste difficoltà, quanto basta a rendere questa gara una vera, memorabile nuotata in acque libere – in piscina ci stiamo anche troppo, vogliamo l’autentico mare.

Mi spiace solo che il mio socio Aqua2O non ci fosse (per problemi di salute al di sopra di ogni sospetto). Ma è una roccia: ci sarà l’anno prossimo.

Qui le classifiche di SwimTheIsland 2013.

SwimTheIsland2013


Swim The Island 2013: pronti?


Pronti per la gara di domani a Bergeggi? La terza edizione di Swim The Island.

Le premesse sono così così: il ciclone Penelope imperversa, le previsioni danno maltempo con mare mosso, onda fino a 95-100 cm…

Preoccupati? Che fare? Si va! Molte onde, molto onore.

Mi permetto di dare qualche consiglio ai tapascioni come me su come comportarsi ed alimentarsi prima della gara, dettato da un minimo d’esperienza (il mio track record? qualche Ironman, gare di nuoto in acque libere, un po’ di skyrunning, molte maratone):

  • fate una buona colazione, almeno 3-4 ore prima della gara, ricca e bilanciata, ma non eccessiva (ad esempio: caffé, yogurt, pane e marmellata/miele, magari un frutto non troppo acido; oppure un piatto di pasta in bianco, giusto con un po’ d’olio);
  • mantenetevi idratati;
  • state caldi (tuta, cappellino);
  • un’ora prima della gara assumete carboidrati facilmente assimilabili (tipo i gel di maltodestrine, meglio se con un po’ di caffeina, oppure barrette a base di carboidrati, con pochissimi grassi, che rallentano la digestione);
  • se non siete lì per giocarvi la vittoria, ma per vivere una giornata di sport, lasciate perdere il riscaldamento in acqua; fatelo invece a secco, seguito da un po’ di stretching;
  • usate la muta (se la possedete, ovvio);
  • se non siete superveloci, evitate le prime file in partenza, così vi risparmierete stress nei primi 500-600 metri (la “tonnara”) con la gente che tenta di passarvi sopra;
  • partite con una certa calma (specie se fate le distanze lunghe), in questo modo alzate lentamente le pulsazioni e in pratica vi scaldate in gara;
  • guardate dove andate, non vi fidate troppo degli altri, che spesso hanno pessime traiettorie (va bene la scia, ma fino a un certo punto…), prendete mire e riferimenti e usateli mentre nuotate – tenere una buona rotta vi farà risparmiare centinaia di metri di nuoto in più;
  • se il mare è mosso, guardate i riferimenti mentre siete sulla cresta dell’onda, non nell’incavo;
  • risparmiate energie nella prima metà della gara e, se ne avete ancora, spingete nella seconda metà della gara.

E in bocca a Nettuno!

SwimTheIsland2013


Un metro e mezzo


Finalmente abbiamo deciso.

Finalmente abbiamo iscritto la nostra bimba di due anni al corso di acquaticità. Non è mai stata in acqua prima d’ora, se non nella quotidianità di nemmeno due spanne d’acqua nella vasca da bagno.

Io non so nuotare, ma l’accompagnerò più che volentieri, tanto lì tocco e c’è l’istruttrice, e non è questo che mi blocca e che mi fa paura: bensì l’idea di mettere la testa sotto o di non toccare il fondo con i piedi.

Ci prepariamo in fretta nello spogliatoio e raggiungiamo la vasca dedicata, io con la mia sirenetta in braccio, con addosso il suo costumino intero fucsia e i suoi occhioni grigioverdi spalancati e curiosi che osservano un mondo nuovo, un ambiente mai visto, dove ci sono solo grandi vasche azzurre piene d’acqua e, a quell’ora del sabato, bambini di varie età ovunque, che sguazzano felici o che già sfrecciano nelle corsie come piccoli campioni.

Solo per il fatto che ci siano così tanti “bimbi”, come continua a farmi notare lei con la sua vocina stridula, indicandoli con il dito, so che è già felice ed entusiasta. Eccola, la nostra vasca. E’ quadrata, e sarà circa tre metri per tre. Ci sono già dei genitori in acqua e con loro, ovviamente, i loro piccoli pesciolini. Noto subito che sono quasi tutti più piccoli di lei. Inizio a temere ancora di più che lei possa avere paura, che mi si attacchi al collo, e che nella migliore delle ipotesi passeremo quella mezz’ora a mollo appiccicate l’una all’altra. La mia espressione evidentemente mi tradisce, perché qualcuno ci nota: dalla vasca mi raggiunge un sorriso raggiante, e la mano dell’istruttrice ci saluta dandoci il benvenuto e ci fa cenno di entrare.

Mi avvicino alla scala, la mia piccola in braccio è parte di me, e penso solo a camminare lentamente per non scivolare. Un gradino. Un altro. L’acqua è calda e accarezza dolcemente la pelle invitandoti a proseguire. Un altro gradino e l’acqua già ha superato le ginocchia. L’istruttrice è lì vicino, in acqua ad  aspettarci, sorridente e rassicurante nel il suo costume rosso che mi ricorda subito una nota serie televisiva.

Un altro gradino, e l’acqua mi arriva alla vita. E mi accorgo con malcelato stupore che di gradini ce ne sono ancora due. Mi assale una sorta di panico, ma cerco di controllarmi per non trasmettere paura alla bambina, che in realtà se ne sta lì in braccio a me tranquilla e beata come se io stessi facendo le scale di casa. Scendo ancora di un passo: sono anni che non entro nell’acqua così alta, e ho la sensazione di essere schiacciata in una stanza troppo piccola, come se all’improvviso io fossi diventata un gigante. La mia mano non si stacca dalla sbarra delle scale, e prendendo coraggio procedo ancora, ritrovandomi finalmente a toccare il fondo. Stacco la mano.

E’ una sensazione stranissima, come se la gravità non esistesse più. L’acqua è alta un metro e mezzo, e mi arriva quasi alle spalle. E’ caldissima e avvolgente, come una carezza, un massaggio, un mantello liquido che azzera il peso del mio corpo. Non sento nemmeno più i dodici chili della mia piccola sul braccio.

Mentre cerco di concentrarmi e riprendere il controllo momentaneamente perso, la nostra istruttrice si presenta e subito mi dice cosa faremo: devo fare il giro della vasca, far prendere alla piccola i giochi galleggianti, assecondarla e lasciare che prenda confidenza con l’ambiente. Poi lei si avvicinerà ancora e mi dirà cos’altro fare.

Prendo un bel respiro, le sorrido, e inizio a camminare lentamente. E mi rendo conto che passo dopo passo il mio corpo si abitua a quella nuova dimensione, mi sento più tranquilla. E la mia bimba? La guardo incuriosita. Sorride felice. Allunga da subito le sue manine verso le decine di animaletti di gomma che galleggiano colorati, li afferra, ne lascia andare uno per prenderne un altro. Una stella marina di gomma fa il giro della vasca insieme a noi, spinta in avanti dalle piccole dita della mia bimba serena e coraggiosa. La sento rilassata, senza la minima ombra di timore o reticenza. Ha degli schizzi d’acqua sulla faccia, causati dalle sue stesse manine smaniose, e la vedo più bella e solare che mai, con quelle goccioline sulle guanciotte rosa.

E’ lei, che da sicurezza a me.

Intorno a noi gli altri piccoli compagni di corso hanno lo sguardo altrettanto sereno e sorridono mettendo in mostra la dentatura ancora incompleta. Chi nuota con i braccioli, chi riemerge facendo un’espressione stupita, spalancando gli occhi con le ciglia imperlate di gocce d’acqua, per essere poi abbracciati con orgoglio dalla mamma o dal papà. Getto un’occhiata al bordo vasca, e dico alla mia piccolina di fare lo stesso: c’è papà che ci guarda, e dai suoi occhi capisco che si è accorto anche lui che la paura non è entrata in vasca con noi, che la nostra piccina è serena e felice. Mi rilasso definitivamente, e inizio a prenderci gusto.

Quella mezz’ora è una parentesi da tutto, è un’oasi di gioia pura, mentre ripetiamo gli esercizi-gioco che aiuteranno la mia bimba a prendere confidenza con il mondo acquatico: dal tenerla sotto le braccia e lasciare che si allunghi distesa a pelo d’acqua, con il suo faccino impegnato e in cerca di approvazione rivolto verso di me, dal farla scivolare su un tappetone a bordo vasca che finisce dritto in acqua, e quanto ride, quando arriva giù e finisce in un tuffo, sempre sostenuta dalle mie mani. E il piccolo annaffiatoio colorato, che da quando l’istruttrice le ha fatto vedere come si fa, lei non smette più di riempire e rovesciarsi in testa, tutta da sola, lasciando che l’acqua le coli sul viso, nelle orecchie. Mi stupisce: non pensavo davvero che al contrario di me lei si sentisse così a suo agio nell’acqua, senza patire della mancanza di un contatto solido sotto ai piedi, senza curarsi dell’acqua in faccia e sulla testa, come fosse veramente un pesciolino. L’istruttrice mi dice di essere contenta, perché la vede rilassata e serena, ed è sicura che non avrà problemi ad imparare a nuotare. Le dico che io invece non ho mai imparato e che ho sempre avuto  paura: e in quel momento, parlando con lei, vedendo lei che mi ascolta mentre galleggia come fosse la cosa più naturale al mondo, vedendo lei  così parte di quel mondo a me sconosciuto, mi accorgo di quanto ci si dimentichi che le paure possono davvero essere superate. Che si ha paura di ciò che non si conosce, e mi sembra che quel giorno anche io ho fatto amicizia con l’acqua. Ho fatto anche io l’acquaticità, con più di trent’anni di ritardo. Mi viene da ridere, ma mi sento davvero un’altra. E la mia piccola sguazza felice e continua a giocare.

Quando è ora di uscire, allora sì che la vedo titubante. Vorrebbe rimanere ancora. Come darle torto, rimarrei volentieri anch’io in quel posto quasi magico. E’ stata una scoperta anche per me. Un metro e mezzo d’acqua, tutti i miei timori pregressi lasciati fuori e mai più ritrovati, la voglia di sentirmi anche io galleggiare, di imparare come fare, perché non è mai troppo tardi, per nulla. Risalgo le scale, e mi sembra di uscire completamente con un solo passo, perché il contatto con l’aria rinfresca subito la pelle bagnata e restituisce a tutto il suo giusto peso, così che mi sembra di avere le gambe di cemento, e la mia piccola sirenetta sembra pesare il doppio di quanto ricordavo. Tiene ancora stretto l’annaffiatoio in mano, ma fuori dall’acqua non è più magico e se ne accorge anche lei. Lo facciamo ricadere dentro, nella vasca, così farà magie per i pesciolini e le sirenette del corso successivo. Saluta la piscina, le dico.

E mentre ci avvolgiamo negli asciugamani e ci allontaniamo strette l’una all’altra, felici e tutto a un tratto leggere come piume, penso che non vedo l’ora della settimana successiva, e di ritornare in acqua. Lei non me lo ha detto, non parla ancora così bene da mettere insieme una frase intera: ma sono sicura che ha pensato la stessa cosa.


Lo spirito di Bergeggi


Alla partenza un signore anziano alto, quasi quanto me, e magro, ha attirato la mia attenzione.

Aveva scarpe da barca lise ed  un paio di bermuda azzurri . Un k-way ed un cappellino da pescatore a proteggergli la testa dalla sottile pioggerellina che cadeva.

Mi sono detto “cosa ci fa quest’uomo in mezzo a quello che di li a poco si trasformerà in una tonnara.. rischia la vita!”

Ma lui, calmo, era leggermente ricurvo, non solo per l’età: come se reggesse qualcosa. Osservando meglio ho visto che teneva un accappatoio sulle spalle di qualcuno. Probabilmente la moglie, anche lei quasi ottantenne, con cuffietta di Swim The Island numerata e chip alla caviglia.

Alla partenza la vecchietta si è scrollata di dosso l’accappatoio, lasciandolo nelle mani del signore, e si è gettata in acqua con tutto l’impeto che l’età le concedeva.

Nella confusione post-gara non ho più rivisto nessuno dei due.

(…Sì, ma pensiamo stiano bene – Nota di Rockzen – se no i lettori si preoccupano…) 


Nuoto in acque libere, apnea…bello ma cosa mangio prima?


Domande frequente tra amici e conoscenti: cosa mangio prima di una gara come Swim The Island o di una sessione seria di tuffi in apnea? che tipo di colazione posso fare? e se poi viaggio tre ore e mi viene fame proprio prima della gara?

Non essendo un nutrizionista, provo a rispondere ai quesiti proprio come farei con un amico, semplicemente sulla base della mia esperienza di triathleta (un sacco di anni e vari Ironman sul groppone), di maratoneta e di apneista “tecnico”, che si è sempre documentato e ha scambiato esperienze con altri atleti “mediani a vita” come me. Non cercate le finezze: qui si guarda all’elefante e non alla mosca che ronza intorno al suo testone.

Vi dico quindi come mi comporto io, vediamo se vi può servire a qualcosa. Quanto sto per dire va bene sia per il nuotatore d’acque libere che deve affrontare una gara o un lungo allenamento, sia per l’apneista che fronteggia una gara o una sessione impegnativa d’allenamento profondo in mare o lago.

Sera prima

L’idea è di accumulare energia. Quindi carboidrati: pasta, o riso. Va bene anche la pizza se la digerite bene. Condimento semplice: evitate intingoli troppo complicati. Mangiate anche un po’ di verdura e/o frutta se vi va. Ci sta anche un dolcino casalingo, tipo una fetta di crostata alla marmellata. Il tutto senza eccedere, in quantità normale. Pensate che prima di un Ironman anni fa vidi (giuro, non lo dimenticerò mai, anche perché era un mio compagno di squadra…) un triathleta mangiare tre piatti di pasta, due bistecche, patate al forno, pane, insalata, dolci vari: il giorno della gara era un chiodo totale. Voi evitate gli eccessi: normalità è la parola d’ordine.

Bevete acqua, ma anche qui senza esagerare. Dovete arrivare idratati ad un appuntamento sportivo, d’accordo, ma è inutile bere tutto la sera prima… servirà solo ad andare in bagno 300 volte di notte e quindi dormire malissimo. Evitate senz’altro il limoncello o il mirto anche se sono buoni. Ma se siete abituati a bere un bicchiere di birra o di vino rosso a cena, potete berlo e non avrete problemi. Qualche anno fa ho assistito alla cena del grande Carlos Coste prima del suo tentativo riuscito di record mondiale di apnea profonda in assetto variabile: si è tranquillamente bevuto un quartino di rosso.

Colazione

Se possibile andrebbe fatta 2h-2h30’ prima della gara (ma non sempre è possibile, per motivi di viaggio). Io mangio pane tostato con marmellata o miele, un frutto (mela o pera o pesca), oppure un succo di frutta (tipo pesca, pera, albicocca, per me facilmente digeribili), uno yogurt da 125 gr. (per avere un po’ di proteine facilmente digeribili). Va bene bere un caffè o del tè (se siete un’apneista, lasciate perdere, vi darà tensione e non aiuterà ad andare profondi). Evitate la spremuta di agrumi, che provoca acidità di stomaco (bevetela gli altri giorni). La colazione deve essere nutriente ma leggera: insomma non abbuffatevi.

Prima della gara/uscita in mare

Innanzitutto mantenetevi idratati bevendo regolarmente: diciamo che ½ litro o poco più nella mattinata intera dovrebbero bastare. Se dalla colazione alla gara passano più di 4 ore, un paio d’ore prima della gara mangiatevi una pezzo di focaccia, un piccolo panino con un po’ di marmellata, oppure una manciata di biscotti secchi.

Mezz’oretta prima della gara, o dell’uscita in mare, sparatevi un gel liquido a base di carboidrati/maltodestrine (se andata da Decathlon ne trovate a bizzeffe, di varie marche), bevendo almeno un bicchiere d’acqua subito dopo, altrimenti okkio che il gel vi disidrata.

Provate gente. Poi mi direte se con voi funziona.


Bergeggi, Swim The Island 2012: una certezza, una riconferma


E alla fine ci siamo trovati lì, il 22 settembre, sulla spiaggia di ciotoli e ghiaia di Bergeggi, a poca distanza da Savona, pronti a nuotare di nuovo intorno all’isola omonima, per quella che si avvia a diventare una gara classica di nuoto in acque libere.

Ormai abbiamo deciso, il mio socio Aqua2 ed io, che questa Swim The Island la faremo tutti gli anni. A meno che non ci sparino nella schiena.

Sì, perché è stato proprio bello.

Il tempo era strano, stregato: l’aria era carica di burrasca e pioggia, il mare inquieto, con l’onda in crescita proprio durante lo svolgimento della gara (per poi calmarsi poco dopo – come da legge di Murphy). Ma diciamolo: nuotare con l’onda è nuotare nel mare vero e, chi legge questo blog da un po’, sa che nel mare vero noi di StoBeneNelBlu ci sguazziamo. Guardate la foto dell’arrivo di alcuni nuotatori e capirete a cosa mi riferisco quando dico che era mare vero…

L’organizzazione della gara, già ottima lo scorso anno, è stata ancora più fluida quest’anno, con un’attenta gestione della consegna dei pacchi gara.

Quindi siamo partiti in perfetto orario: alle 12 e 20 via! con la classica “tonnara” di nuotatori che non vedono l’ora di partire e si accavallano l’uno sull’altro nei primi metri, per poi sfilacciarsi e frammentarsi in piccoli gruppi.

L’acqua era scura, ma limpida, quasi da Oceano Atlantico centrale. L’onda formata sbatteva contro i nuotatori e nascondeva le boe di segnalazione del percorso, rendendo non proprio banale la navigazione. Io ho nuotato in scioltezza, con un orecchio sigillato da un tappo per un’otite purulenta (sic), pieno di antibiotici fino al midollo. Quindi sono contento del mio 56’ fatto in queste condizioni fisiche disastrate. Avevano provato (saggiamente) a dissuadermi quasi tutti: moglie, madre, socia, colleghi, otorino – ma non Aqua2O e nemmeno, onore al merito, mio figlio di dieci anni (“Papà, se ci tieni, vai” – buon sangue non mente). Io, testa dura di orango acquatico, ci tenevo troppo ad essere in acqua. E comunque alla fine sono qua, alive & kicking. Quindi forse avevo ragione io…

La gara lunga, 3500 m. abbondanti  (perché a meno di non avere un GPS impiantato nel cranio è impossibile tenere una rotta perfetta, sicché qualche metro in più si fa)  per me è passata in un attimo: mi sono goduto l’acqua, il panorama subacqueo, il nuoto in sé. Stessa cosa mi ha detto Aqua2O. Che, va proprio sottolineato, con due gemelli piccolini in famiglia, sta dormendo da mesi 2-3 ore per notte: eppure stamattina è balzato in piedi alle 6 e 30 per fare questa gara. (Beh, a dire il vero lo avevano già svegliato i due salsicciotti…)

Effettuare il periplo dell’isola di Bergeggi è magnifico: solo questo vale la partecipazione a Swim The Island.

L’assistenza ai nuotatori è stata perfetta: tanto i primi quanto gli ultimi hanno avuto sempre nei dintorni canoe, imbarcazioni e tavole da surf con assistenti pronti ad aiutare in caso di bisogno. Anche solo indicando la via a chi si allontanava troppo dalla traiettoria ideale.

Il momento emblematico di questo evento? Trovarsi noi due a fine gara, asciutti ma con il sale addosso, un po’ stanchi, seduti sui ciotoli di fronte al mare, con in mano un piatto di pasta offerto dal ristoro e un bicchiere di vino, a goderci la ricca semplicità del momento.

PS: chi non avesse ancora trovato le classifiche (sia della gara da 3500 m. che di quella da 1700 m.), può consultarle qui  subito e da martedì 25/9 sul sito ufficiale della gara.  E per chi volesse fare un confronto con l’edizione dell’anno scorso, queste sono le classifiche 2011.