Non comportatevi da prede: faccia a faccia con lo squalo tigre
Pubblicato: 24 marzo 2012 Archiviato in: Squali, Strane storie di mare e di acqua, Viaggi subacquei | Tags: boat launch, dusky shark, immersioni con squali, immersioni Sudafrica, oceanic black tip, squalo pinna nera oceanico, squalo tigre Lascia un commentoI sub osservano perplessi Walter Bernardis mentre esordisce raccomandando: “Don’t behave like a pray” – “Non comportatevi come prede”.
E’ il briefing, stiamo per entrare nelle acque sudafricane dell’Oceano Indiano nella speranza di incontrare qualche squalo tigre.
Sono oltre dieci anni che Walter, fondatore e boss di African Watersports, si immerge con i tigre, rigorosamente senza gabbia. Ha ormai le idee chiare: “Lo squalo tigre cerca di collocarvi sulla SUA scala di valutazione: ad un estremo c’è il predatore, all’altro la preda. Se vi identificherà come predatore, scapperà. E non è quello che vogliamo. Se invece vi identificherà come preda, vi attaccherà. Quindi voi dovete confonderlo, stando verticali in acqua e producendo bolle, così lui vi gira intorno per capire cosa siete. In questo modo possiamo osservarlo per bene. Non perdetelo mai di vista: se si avvicina di soppiatto alle spalle può diventare pericoloso. Se si avvicina troppo, urlate nell’erogatore, e vedrete che lui si allontanerà”.
A questo punto, noto perplessità sui volti di noi sub: forse ci domandiamo tutti cosa ci facciamo lì, qualche miglia al largo della costa di Kwazulu Natal, con mare formato e sanguinolente e maleodoranti carcasse di tonno e ricciola appese fuori dalla barca ad attrarre squali.
Arrivare qui non è stato banale: sveglia alle 5, gommonata di mezz’ora con partenza rocambolesca dal delta del fiume; è il famoso “boat launch” con il gommone che prende velocità nelle acque del fiume e supera di slancio i cavalloni oceanici, tra gran salti. Un’esperienza…
Ora si vedono molti dorsi e pinne di squalo fendere le onde, nervosamente: lì sotto c’è un bel movimento, niente da dire…
Anche io e la consorte Villa ci domandiamo se sia proprio un’idea brillante quella di buttarsi lì in mezzo a quell’orda di squali, senza gabbia. Io amo gli squali, ho fatto una montagna di immersioni con squali di ogni genere, però l’istinto atavico tira dall’altra parte. Ma ci fidiamo di Walter e della sua esperienza. Del resto, ci siamo sparati 26 ore di aereo apposta per essere qui, ora.
Bombole in spalla, controllo finale dell’attrezzatura, mente concentrata e via, in acqua!
Praticamente atterro sulla schiena di uno squalo pinna nera oceanico, un carcharhinus limbatus: sono ovunque, ce ne saranno 60, 80, forse di più, chi può dirlo. Ci urtano, ci passano tra le gambe. Bestie irruenti di due metri e mezzo, fa un po’ impressione trovarseli addosso; eppure è evidente che ci ignorano: pensano solo alla pastura, girano veloci alla ricerca di brandelli di pesce. In mezzo, più guardingo, c’è anche qualche “dusky”, lo squalo bruno (carcharinus obscurus).
Noi ci mettiamo in posizione, a qualche metro dall’esca principale: un grosso cestello di lavatrice, stipatissimo di sarde congelate e mantenuto ad una decina di metri di profondità da una grossa boa. L’acqua oggi è limpida e il carosello di squali è spettacolare. Ma siamo tutti in attesa dell’attore principale.
Ed eccolo: lo squalo tigre. Nuota lento, sinuoso, è un animale di quattro metri e passa. Si avvicina guardingo al cestello ricolmo di pesce. Ci gira intorno un po’ di volte prima di decidersi a dare un morso. Quando lo fa, ammacca il cestello: una forza della natura.
Dopo un po’ arrivano altri due tigre. Passano sornioni tra i subacquei, con aria curiosa e apparentemente svogliata. A un certo punto un tigre mi punta contro, nuotando molto lentamente: io mi impongo di stare bello tranquillo… ora gira…gira… ma quando il tigre è a 30 centimetri dalla mia faccia (sic) ritengo che sia il caso di seguire le istruzioni di Walter: pianto un urlaccio nel boccaglio dell’erogatore. E, senza perdere la calma, lo squalo vira leggermente, mantenendo il suo sguardo su di me, con un espressione che sembra dire: “Questo qua è completamente fuori di testa”.
Dopo oltre un’ora, a guardare e riguardare, le bombole sono belle vuote e tocca tornare a galla. Siamo tutti euforici per l’eccezionale spettacolo (e per non essere stati catalogati come “preda” dal tigrone…). Si torna a terra ebbri di immagini mentali. Ora i pensieri sono solo alla prossima immersione con i “tigers”. E al leggendario BBQ sudafricano di Walter…
Oceani più poveri senza gli squali
Pubblicato: 4 febbraio 2012 Archiviato in: Squali | Tags: commercio pinne di squalo, conservazione oceani, conservazione squali, estinzione squali, finning, Sea Shepherd, Squali Lascia un commentoUna bella infografica che mostra il dramma di questi animali bellissimi, ben avviati sul cammino dell’estinzione – chi legge il nostro blog sa quanto magnifici siano questi animali. Il cattivo stato di conservazione di molte specie di squalo dipende dal finning, la pratica inumana di taglio delle pinne di squalo (per preparare l’insulsa zuppa di pinne di pescecane), oltre che dalla pesca indiscriminata e non selettiva, dal cattivo stato in cui versano molte acque e, in definitiva, della scarsa informazione sul tema. Informatevi . date una mano a difendere gli squali. Aiutate Sea Shepeherd, loro proteggono (sul serio) squali, cetacei e gli oceani in generale: donategli qualcosa, comprate le loro magliette e i cappellini, aiutateli! Noi lo facciamo!
In definitiva, è una lunga storia di incomprensione e stupidità umana quella che caratterizza la convivenza tra sapiens sapiens e squali. Noi di Stobenenelblu di squali ne abbiamo visti a bizzeffe, di ogni tipo e in ogni oceano, in apnea e con le bombole, e non abbiamo mai avuto problemi, mai un’aggressione – personalmente ho molti più problemi con le auto, girando in scooter in città…

Sua maestà lo squalo pinna bianca oceanico – atto 1
Pubblicato: 18 gennaio 2012 Archiviato in: immersioni, Squali, Strane storie di mare e di acqua, Viaggi subacquei | Tags: crociera subacquea in Mar Rosso, Elphinstone, immersioni, immersioni con squali, longimanus, Mar Rosso, Squali, squalo pinna bianca oceanico 1 CommentoNon è ancora il tramonto quando arriviamo a Elphinston. Solita sarabanda della shamandura, ma alla fine attracchiamo a Punta Sud. Siamo una delle due barche da crociera (subacquea of course!) ancorate al mitico reef pelagico. Uau. Le onde corte e nervose del Mar Rosso egiziano biancheggiano come una corona intorno all’atollo corallino. Appena più all’esterno il mare diventa subito blu. Intensamente blu. Un blu promettente…
Infatti. Dopo pochi minuti, intorno alla barca appare un Carcharinus Longimanus di quasi quattro metri. Comincia a fare “passaggi” sotto ed intorno alla barca. Con Elisabetta, Sara, ed Alfonso ci guardiamo: un Longimanus! Enorme! Come intuibile, Alfonso ed io siamo eccitatissimi. Le scimmiette nelle nostre testoline corrose dal sale saltano impazzite.
E’ tardi per un’immersione. Ma io sento che devo fare QUALCOSA. C’è un longimanus lì sotto, io sono sulla barca e non va bene, devo fare qualcosa, me lo dice la scimmietta più schizzata. So che è uno squalo pelagico con una bruttissima fama, e inoltre siamo ormai al tramonto, non è certo l’orario più indicato per un faccia a faccia con un simile bestione. Ma io voglio entrare in acqua. Devo vederlo da vicino. Voglio il contatto. Lo dico ad Alfonso: lo conosco, già si immagina delle bellissime fotografie. Tuttavia non è convinto. Ne parlo con le due guide. Susanna, una ragazza sarda tosta come il granito di Capo Testa è tiepidina circa l’dea di entrare in acqua. Tortsten, la guida tedesca fino al midollo, è contrario – ma va? chi se lo sarebbe mai aspettato da un tedesco?
Alla fine prendo una decisione: W gli squali, sento che andrà tutto bene, me ne catafotto del tedesco e di Susanna e di tutti. Alfonso è sopraffatto dalla ragione e rinuncia. Ma, glielo leggo in faccia, si è istantaneamente pentito della sua decisione di non scendere in acqua. Prendo maschera e snorkel e mi calo lungo la scaletta di poppa. Mi aggancio con un piede ad un gradino in alluminio della scaletta e mi allungo nella corrente. Che è forte come quella di un fiume in piena, una massa d’acqua che viaggia a svariati nodi all’ora. Se il piede scappa sono guai.
La visibilità è eccezionale. Mi guardo intorno con un po’ in apprensione… Poi lo vedo, sulla destra, ad una quindicina di metri di distanza. Le grandi pinne pettorali distese, con le macchie bianche che si stagliano sul corpo nocciola. Nuota apparentemente senza sforzo, attorniato da alcuni pesci pilota, è un autentico feudatario del mare.
Passa lontano, guardingo, e poi sparisce nel blu. Mi guardo dietro le spalle, di lato, nervoso. E compare ad un paio di metri da me, arrivando da dietro, alla mia destra. Questa volta mi sfila davanti a pochi centimetri. E’ bellissimo. Un grande squalo del blu dal nuoto regale. Scompare ancora una volta dal mio campo visivo. Poi lo vedo di nuovo… ma… no! è più piccolo… È un altro! Sono DUE Longimanus! Questo è più piccolino, meno di due metri. Ma ugualmente elegante.
Me ne sto lì un bel po’, gongolando a vederli passare avanti indietro. Questi sono gli spettacoli che preferisco.
Quando esco, a parte qualche sguardo di riprovazione, capisco di aver creato un precedente: il Longimanus è entrato nelle fantasie subacquee di tutti gli ospiti di bordo (non dell’equipaggio egiziano, che manifesta un autentico terrore nei confronti del grande squalo). E infatti iniziano le pianificazioni per l’immersione delle 6.30 del mattino successivo – i pensieri nell’aria sintetizzabili più o meno così “Chissenefrega del plateau sommerso, del pesce napoleone e dell’arco con la ridicola tomba dell’elfo a -55, vogliamo vedere i Longimanus!”. E’ previsto un giorno e mezzo qui a Elphinstone: non ci sarà spazio per la noia…
Swim The Island: arriva anche il cimento invernale
Pubblicato: 19 dicembre 2011 Archiviato in: nuoto, nuoto acque libere | Tags: bergeggi, cimento invernale, gara nuoto bergeggi, nuoto acque libere, swim the island Lascia un commentoMessaggio a chi sta bene nel blu, anche quando intorno rischia di esserci il bianco (almeno a partire da una certa altitudine): segnatevi questa data, domenica 8 gennaio 2012, e ricordate questo posto, Bagni Stella Maris di Bergeggi.
E sì, perché lì si svolgerà il 1° CIMENTO Invernale nell’Area Marina Protetta di Bergeggi.
Sarà un cimento invernale, non una vera gara, ma l’organizzazione, la stessa di Swim The Island 2011 (Matteo di Bewater), promette un vero e proprio percorso. Insomma ci sarà da nuotare e, viste le temperature dell’acqua (inciso: la temperatura basale del Mediterraneo è intorno ai 12°; ora siamo sopra le medie stagionali, quindi facendo due conti si può sperare al massimo in una temperatura di 13° o 14° – ve lo dice un vetereno dell’apnea fatta d’inverno…), sarà meglio accelerare il ritmo una volta a bagno…
E siccome bisogna essere un pò fuuoooori per fare un cimento invernale, sono caldamente auspicati costumi, travestimenti e altre goliardate, in linea con lo spirito della manifestazione.
L’organizzazione è la stessa di Swim The Island, quindi io conto su un pantagruelico e caldissimo ristoro… orche, beluga e soprattutto trichechi, fatevi sotto!
PS è già uscita la locandina di Swim The Island 2012 – e allora incominciate ad annotarvi che una certa domenica di ottobre avrete un impegno con il nuoto in acque libere!
ZenAllenamenti apnea: quando si può solo nuotare
Pubblicato: 18 ottobre 2011 Archiviato in: Allenamento apnea | Tags: allenamenti apnea, nuotare, nuoto, tabella apnea Lascia un commentoInizio stagione degli allenamenti. Piscina nella quale non si può fare apnea. Oppure seduta dedicata al solo nuoto, perché abbiamo voglia di nuotare, non di fare apnea. Tempo a disposizione: proporzionale alla voglia, cioè poco, ossia 40’, 1h al max per i più motivati. Questa la scheda.
L’obiettivo della seduta è il miglioramento del gesto, l’aumento dell’efficienza neuromuscolare. Si ottiene con esercizi (volutamente semplici) e alcuni scatti brevi e intensi nei quali il cervello deve abituarsi a fare le cose bene e in velocità: quando tornerete su andature più umane noterete il miglioramento. Poche sedute e già ve ne accorgerete.
- 200-400 m. di nuoto in scioltezza – possibilmente variando stile;
- 4 x 25 m. gambe stile libero con tavoletta, andatura brillante, recupero 10’’ tra l’uno e l’altro;
- 4 x 25 m. gambe dorso con tavoletta, andatura ancora brillante, recupero 10’’ tra l’uno e l’altro;
- 4 x 25 m. gambe rana con tavoletta, come prima, ormai avete capito;
- 8-14 x 50 m. stile libero fatti così: 25 m. nuotati con il pugno serrato (non si va avanti, lo so, serve a migliorare la presa della bracciata e la posizione del corpo in acqua; e mi raccomando, tenete il gomito alto durante la trazione in acqua), gli altri 25 m. nuotati normalmente, con un po’di brio, cercando di fare il minor numero possibile di bracciate per vasca – contatele! e cercate di ridurle, nuotate “sentendo” bene l’acqua, scivolando e tentando di allungarvi il più possibile, fate una bracciata lunghissima ricercando l’acqua in avanti e poi spingendo bene fin dietro fino alle anche; questo lavoro può essere fatto anche sugli altri stili, il principio è lo stesso; è l’esercizio fondamentale della seduta;
- 6-8 x 25 stile libero fatti così: partenza velocissima, con energica spinta dal bordo e, subito, forte battuta di gambe, poi via di braccia al massimo, tirando come dannati, ma solo fino a metà vasca, senza respirare – poi velocità decrescente e finale in assoluta scioltezza, recupero 30’’-45’’ tra un 25 e l’altro;
- 200 m dorso+ 200 m. rana + 200 m. stile libero, in scioltezza ,curando la nuotata; se avanza tempo, aggiungete vasche a dorso e rana (sempre sciolte).
All’inizio state sghisci, optando per il numero minimo di metri e ripetizioni, aumentate gradualmente e con buon senso.
Colonna sonora: Structure Violence – Sepultura. Buon divertimento.
Swim The Island – Bergeggi a nuoto
Pubblicato: 12 ottobre 2011 Archiviato in: nuoto, nuoto acque libere | Tags: bergeggi, gara nuoto bergeggi, nuotare, nuoto acque libere, nuoto di fondo, swim the island 1 CommentoSabato 8 ottobre 2011 Aqua2O e RockZen, alias Alfonso Maglio e Raffaele Zenti, vispe famiglie al seguito, si sono lanciati in questa gara di nuoto in acque libere, 3.5 km dalla spiagga di Bergeggi fino all’isola omonima (Area marina protetta) e ritorno. Spirito agonistico quasi nullo per entrambi gli autori di questo blog: più che altro la voglia di spararsi un nuotatone in mare, in un ambiente naturale molto bello. E così è stato.
Il meteo ha dato una grossa mano: mare calmo, aria ottobrina frizzante e limpida, un bel sole. Il tempo di espletare le formalità (ritiro pacco gara, punzonatura, numero scritto sulla pelle con il pennarellone, briefing – per me un caldo ricordo di quando ero un triathleta abbastanza serio) e ci siamo trovati alla partenza: poco meno di duecento nuotatori sul bagnasciuga, tutti abbastanza rilassati. E via!
Visto lo scarso allenamento specifico (ehhhh sono un apneista…) ho cercato una nuotata sciolta e aerobica, impostata sullo scivolamento – l’unica strategia a mia disposizione per arrivare in fondo alla gara. Nuotavo e guardavo il fondale, rimasto in vista per la maggior parte del tempo grazie alla limpidezza dell’acqua: e così ho visto saragoni, cefali, piccoli barracuda, anche qualche riccioletta. Girare intorno all’isola di Bergeggi, con i suoi paretoni a strapiombo nell’acqua blu, è stato emozionante. E sapere che nessun natante mi avrebbe affettato con le eliche è stato confortante.
Non ho cercato la scia di nessuno e per la maggior parte del tempo ho nuotato per i fatti miei, gustandomi il contatto fisico con il mare. Salvo accorgermi, a 500 metri dal traguardo, che avevo un drappello di nuotatori in scia. E lì mi si è riaccesa la scintilla dell’agonismo – tanto ero praticamente arrivato, ormai era fatta – è “scattata l’ignoranza” e ho cercato l’allungo. Un chiodo, in verità. Ma evidentemente gli altri del gruppetto erano messi anche peggio, quindi alla fine sono uscito prima di loro…
Poco dopo è arrivato Aqua2O, scimmiatissimo per il riscontro cronometrico, la nuotata, il paesaggio, tutto. E poco dopo è arrivato il momento-cinghialata dei rifornimenti post-gara, ricchi e ruspanti: polenta e salsiccia, risotto con la luganega, pasta con la salsiccia, panini imbottiti, parmigiano, tè, vino, tutto quello che serve per un sano cazzeggio con amici e famiglia. Un bel post-gara insomma. Una giornata spensierata di inizio autunno. Che dire? Mi sono divertito, io l’anno prossimo ci torno. Il mio socio Aqua2O pure. E lo consigliamo caldamente a tutti quelli a cui piace nuotare (c’è anche la nuotata più corta, 1.7 km, alla portata della maggior parte di coloro che nuotano regolarmente in piscina): uscite dalle piscine, andate in mare, sarà bello.
Questo il sito degli organizzatori.
ZenAllenamenti apnea: riprendere
Pubblicato: 5 ottobre 2011 Archiviato in: Allenamento apnea, Apnea | Tags: allenamenti apnea, Apnea, macrocicli, microcicli, Periodizzazione, tabella allenamento Lascia un commentoIn questo post si è parlato di periodizzazione, di come pianificare un anno di allenamenti. E dopo la pianificazione, è ora di iniziare…
E’ il primo periodo, o meglio il primo macrociclo (indicativamente ottobre-novembre), e vi focalizzerete sulla preparazione di base, per migliorare le seguenti “abilità”:
- mobilità articolare ed elasticità muscolare, soprattutto del torace e diaframma (respirazione), delle spalle (posizione idrodinamica), bacino dorso e caviglie (pinneggiata con monopinna o pinne);
- tono muscolare e forza (per spingere quelle dannate pinne o la monopinna! ed evitare di avere le gambe dure al primo tuffo un po’ fondo);
- base aerobica, per ridurre il battito cardiaco e perdere un po’ di ciccia;
- efficienza neuromuscolare, cioè gesto tecnico (pinneggiata, posizione idrodinamica, ecc) attraverso esercizi;
- poca apnea, inserita “di straforo”, giusto per non perdere l’abitudine.
Che cosa fare in pratica? Vediamo qualche suggerimento, andando in ordine e rimanendo sul semplice. E ipotizzando che siate naturalmente pigri, che abbiate poco tempo a disposizione, ma che abbiate la forza di organizzarvi…
1) Mobilità articolare/elasticità muscolare – Idealmente almeno 20’ a seduta, effettuata al mattino, prima di colazione, un paio di volte alla settimana. E prima di ogni allenamento in piscina. Ma, insomma, sul “quando” vedete voi… Su quali esercizi fare, si potrebbero riempire vari blog, sicché mi limito a dare alcune indicazioni (se non avete davvero idea, seguite delle lezioni di stretching, un seminario di yoga e apnea di Federico Mana, o un corso di yoga, con enfasi sul Pranayama – vi farà un gran bene, buono anche il Pilates). Create un paio di sequenze di esercizi, una maggiormente volta alla mobilità articolare, l’altra all’elasticità muscolare, e alternatele. Se avete poco tempo, concentratevi sugli esercizi principali.
2) Forza – Non dovete diventare culturisti. Se avete una palestra sottomano, lavorate soprattutto sulla muscolatura delle gambe (squat, mezzo squat, o pressa), addominali, lombari. Con i pesi, attenzione a non farvi male alla schiena. In assenza di palestra, vanno bene le flessioni sulle gambe, da alternare a lavori in isometria (tipo: state appoggiati con la schiena ben dritta ad un muro, gamba a 90° rispetto ai polpacci, come se foste seduti, solo che non lo siete…lì fermi, finché resistete. E poi addominali e flessioni sulle braccia. 10’ ogni mattina, oppure 2 sedute da 30’-40’ alla settimana vanno alla grande.
3) Base aerobica – Scegliete uno o più sport aerobici (corsa, bici, nuoto, ecc) di vostro gradimento e fate almeno un paio di sedute a settimana. Iniziate con calma: ad esempio, per chi decide di correre, una buona linea guida la trovate qui. Quando sarete in forma, le sessioni dovrebbero durare dai 40’ ai 90’. Comunque, meglio poco con regolarità che picchi di attività seguiti dal nulla pneumatico per settimane…
4) Efficienza neuromuscolare/Tecnica – “Il gesto con l’attrezzo (pinne/monopinne) non è mai migliore di quello effettuato a corpo libero” mi disse Anna di Ceglie, campionessa mondiale di nuoto pinnato, durante un seminario sulla monopinna. Grande verità. Quindi, sia che usiate le pinne, sia che usiate la mono, tanti esercizi con tavoletta e, a seguire, con le pinnette corte, più qualche vasca con pinne/monopinna, concentrandosi sul movimento. Qualche scatto in apnea (il corpo impara a muoversi con più efficienza). Ovviamente, sempre con un compagno e in sicurezza.
5) Apnea – Si tratta essenzialmente di esercizi che, logicamente ricadono, nel precedente blocco 4, ma effettuati in apnea.
E ricordate il concetto di micro-ciclo: 2-3 settimane di carico, 1 di scarico, che significa allenarsi poco, mantenendo però la qualità di ciò che si fa.
Vediamo in dettaglio qualche esercizio dei blocchi 4 e 5. NB: si adoperano anche ausili quali tavoletta, pullbuoy, pinnette, t-shirts da indossare per aumentare la resistenza all’acqua, ecc.
Esercizi propedeutici all’apnea con bipinna o monopinna (mantenete il numero di vasche ragionevolmente compatibile con il tempo a disposizione e il vostro stato di allenamento ,NON strafate – raccomandazione superflua per molti…)
Battuta gambe (stile libero o delfino) – da 50 a 100 m per ogni esercizio
- Pancia in giù, con tavoletta o con braccia lungo i fianchi
- Pancia in su, con braccia distese dietro la testa o lungo i fianchi
- Sul fianco, un braccio disteso in avanti, l’altro lungo il fianco (una vasca a sx, l’altra a dx)
- Variante con T-shirt indossata
Battuta gambe stile libero con pinnette (stile libero o delfino) – da 50 a 100 m per ogni esercizio
- Pancia in giù, con tavoletta o con braccia lungo i fianchi
- Pancia in su, con braccia distese dietro la testa o lungo i fianchi
- Sul fianco, un braccio disteso in avanti, l’altro lungo il fianco (una vasca a sx, l’altra a dx)
- Variante con T-shirt indossata
Battuta gambe stile libero con pinne/monopinna – da 50 a 100 m per ogni esercizio
- Pancia in giù, con tavoletta o con braccia lungo i fianchi
- Pancia in su, con braccia distese dietro la testa o lungo i fianchi
- Sul fianco, un braccio disteso in avanti, l’altro lungo il fianco (una vasca a sx, l’altra a dx)
- Variante con T-shirt indossata
Dei seguenti esercizi IN APNEA fate 2-4 x 25 metri ciascuno
- Ripetute su 25 m, con pinnette, recupero “calmo”, cambiando frequenza/ampiezza della pinneggiata, percependo la differenza, con/senza T-shirt
- Ripetute su 25 m, con pinnette, pancia vs l’alto, recupero “calmo”, cambiando frequenza/ampiezza della pinneggiata, percependo la differenza, con/senza T-shirt
- Ripetute su 25 m, con pinne/monopinna, recupero “calmo”, cambiando frequenza/ampiezza della pinneggiata, percependo la differenza, con/senza T-shirt
- Ripetute su 25 m, con pinne/monopinna, pancia vs l’alto, recupero “calmo”, cambiando frequenza/ampiezza della pinneggiata, percependo la differenza, con/senza T-shirt
- Progressioni (partenza lenta, arrivo veloce) sui 25 m, con pinne/monopinna, recupero “calmo”, con/senza T-shirt
- Scatti sui 25 m, con pinne/monopinna, recupero “calmo”, con/senza T-shirt
- Ripetute sui 50 (per chi ce la fa), recupero “calmo”, massima attenzione alla virata e alla percezione del movimento
Esercizi propedeutici all’apnea a rana (per chi volesse allenare la rana, la logica è la stessa del blocco precedente)
- Battuta gambe rana con tavoletta, con o senza T-shirt indossata
- Braccia a rana con pullbuoy”, pugni completamente serrati, con/senza T-shirt
- Braccia a rana con pullbuoy”, con/senza T-shirt
- Ripetute a rana subacquea IN APNEA sui 25 m, solo gambe (braccia distese in avanti)
- Ripetute a rana subacquea IN APNEA sui 25 m, pugni completamente serrati, con/senza T-shirt
- Ripetute a rana subacquea sui 25 m, pancia vs l’alto, con/senza T-shirt
- Scatti a rana subacquea sui 25 m, con/senza T-shirt
- Ripetute a rana subacquea sui 25 m, contando i cicli (n° di bracciate/gambate), mirando a diminuirli (max scivolamento)
Se potete, chiudete l’allenamento in acqua con un po’ di nuoto, possibilmente variando stile.
A casa di squali mako e verdesche
Pubblicato: 20 settembre 2011 Archiviato in: immersioni, Squali, Strane storie di mare e di acqua, Viaggi subacquei | Tags: Azzorre, Cetacean Watching Azores, CWAzores, dove vivono le verdesche, immersioni, immersioni con squali, immersioni con verdesche, Pico, Squali, squali blu, squalo mako, verdesche Lascia un commentoQua stiamo parlando di immersioni oceaniche allo stato puro: squali mako e verdesche si trovano al largo delle isole Pico e Fajal, a circa un’ora di navigazione a velocità sostenuta dal porto di Madalena, la base del nostro diving, il CW Azores, a Pico. Isola che già di suo è nel bel mezzo dell’Atlantico.
Qui il blu non manca di certo. Ci si immerge su un pianoro che sale a 200-240 metri di profondità, da una base ben più fonda. Si arriva col gommone e subito si pastura. Ma parsimoniosamente: giusto qualche pezzo di pesce in un sacco traforato, con il condimento di una maleodorante zuppa di sangue, olio di pesce, acqua marina e interiora rigonfie che Martin, la nostra guida, strizza e dispensa con flemma olandese (e un certo gusto dell’orrido tipico dei vent’anni…). In termini di cibo, comunque, è poca roba rispetto alla massiccia pasturazione (“chumming”) vista fare altrove. Si vede che questi squali pelagici sono esseri frugali.
Siamo fortunati, dopo neanche dieci minuti arrivano le prime verdesche: eleganti fantasmi blu di due metri che iniziano a girare intorno alla barca. Quando il sole ne illumina il dorso, la pelle sembra cangiante e vira dall’azzurro intenso al verde e poi di nuovo azzurro. Ci si veste al volo con ovvia eccitazione e poi spluff! finalmente nel blu. Le verdesche arrivano dal basso con il loro nuoto sinuoso, sembrano materializzarsi dal nulla, il colore del dorso che si confonde con il mare. Mica per niente in inglese la verdesca si chiama “Blue shark”, squalo blu. Le verdesche si avvicinano molto, ti sfiorano con il muso e il corpo sottile, guardandoti con i loro occhioni un po’ acquosi e poi scivolano via alla ricerca di qualche frammento di pesce. Uno spettacolo ipnotico. Sono bellissime: verrebbe da portarsene una a casa, come cucciolotto domestico (peccato che sia un animale un po’ difficile da tenere in appartamento a Milano, in effetti).
All’improvviso con la coda dell’occhio vedo un missile argenteo che mi arriva alle spalle e mi supera. Mako! Mako! Mako! Due metri e mezzo abbondanti di squalo muscoloso, il nuoto veloce, vibrante, nervoso. Punta con insistenza al sacchetto di rete con dentro il pesce: sacchetto che gli viene puntualmente sfilato da sotto il muso dall’esperto skipper. Il mako nuota sicuro in mezzo a noi, l’occhio nero e i denti sporgenti che, quando viene dritto verso di te, ti fanno pensare per un momento “Opporcavacca”. Poi lui gira ad angolo retto, giusto una spanna davanti alla maschera. E in definitiva si fa gli affari suoi. Così per quasi un’ora – credetemi, un’ora da sballo. Ma le immagini possono valere più delle parole. Queste le ha girate il mio compagno d’immersioni Pierre Couillaud, un ragazzo parigino con la stessa strana malattia per gli squali che mi ritrovo addosso io e con il quale ho condiviso questa esperienza.
In cerca dello squalo Zambesi
Pubblicato: 14 settembre 2011 Archiviato in: Apnea, immersioni, Squali, Viaggi subacquei | Tags: Apnea, Diving Oman, immersioni con squali, pinna nera, Squali, squalo carcarino, squalo leuca, squalo Zambesi Lascia un commentoOman. Una delle guide subacquee dell’Oman Diving Center, alla fine di un’immersione con autorespiratore a Mermeide Cove, mi sta raccontando “ … sai, qui vicino, qualche volta ho incontrato uno squalo Zambesi”. Urca! Uno Zambesi!
Lo squalo Zambesi è quello che gli anglosassoni chiamano “Bull Shark”. Nome scientifico Carcharhinus leucas. Squalo niente facile da osservare: come habitat predilige foci di fiumi e acque costiere con scarsa visibilità, dove può facilmente insidiare le sue prede. Vive benissimo nei fiumi, anche a migliaia di chilometri dalla foce. E riesce a campare persino nei laghi (nel lago Nicaragua è accertata la sua presenza). Affascinante… E’ uno squalo dal corpo massiccio, considerato pericoloso e aggressivo. Ma io non sono totalmente convinto di ciò: la mia personalissima convinzione è che, prediligendo ambienti costieri con acque torbide, abbia una certa facilità di contatto con la specie umana e, per la scarsa visibilità, qualche volta attacchi l’uomo per sbaglio.
Tornando alla guida subacquea, io immediatamente propongo: “Beh, allora domani veniamo qui a fare una bella immersione dedicata alla ricerca dello Zambesi…”. La guida è un ragazzo simpatico dello Sri Lanka, che scuote la testa e mi dice: “Non possiamo: è molto improbabile incontrarlo. In tanti anni di immersioni qui, l’ho visto un paio di volte. Il rischio di pianificare un’immersione intorno a questo squalo è che alla fine non si veda nulla, né squalo, né altro. A quel punto i clienti sono tutti scontenti”. Logico. Mica sono tutti ossessionati dagli squali come me. Allora gli rispondo: “Vorrà dire mi aggregherò al prossimo gruppo che farà un’immersione qui, poi procederò da solo, in apnea. Fammi per favore sapere quando ci sarà la prossima immersione qui.” La prossima immersione è l’indomani, di primo pomeriggio.
Alle 14 sono pronto davanti al Diving. Tutta la poca attrezzatura da apnea sta comodamente nella sacca della monopinna. Che desta sempre curiosità tra gli amici bombolari… Tempo di fare un veloce appello e via, ci si incammina sul pontile, verso la barca. Sistemiamo le attrezzature a bordo, rapida conta dei subacque e via.
Pochi minuti di navigazione, la barca si ferma e attracca al gavitello di Mermeide Cove. Una piccola cala tranquilla, riparata. La guida mi spiega che le migliori possibilità d’incontro ci sono nella zona tra Mermeide Cove e il sito d’immersione adiacente, noto come Sea Horse Haze. Rimarrò sempre a vista della barca ormeggiata e del marinaio, le distanze non sono grandi. Entriamo in acqua. Mi stacco dal gruppo di bombolari per seguire la mia pista. Un tuffo sotto la barca per sgranchirmi le gambe e i polmoni, pinneggiando abbastanza lentamente e portandomi verso lo sbocco della cala. Riemergo. Mi preparo, ventilandomi con calma e scendo, con l’intenzione di attraversare in larghezza la cala, da punta nord a punta sud, un tratto di 50-60 metri. Nuoto a delfino lento, cerco di rilassarmi e risparmiare ossigeno, ma anche di guardarmi intorno: vedo belle formazioni coralline, coralli duri e coralli molli, molto colorati. Scendo alla base della parete, ma la profondità resta contenuta. Qui la roccia ed i coralli finiscono ed inizia un pianoro di sabbia. Ci nuoto sopra. E’ costellato di buchi di vermi e molluschi. Visto che si tratta di attraversare una distesa di sabbia decido di nuotare da monopinnatista: testa bassa tra le braccia tese in avanti. Poi alzo la testa per vedere se la mia rotta è lineare e vedo lo squalo. E’ a una quindicina di metri e si dirige dritto dritto verso di me. Smetto di pinneggiare e mi adagio sul fondo. Non capisco ancora di che specie si tratti, perché mi arriva proprio di fronte. Ma è grosso. Penso in sequenza: “Zambesi.” “No,troppo snello, è un grigio.” “Grigio? No! Squalo pinna nera di barriera!”. Mai visto così grosso! Due metri e mezzo, praticamente il massimo raggiungibile dalla specie. Bellissimo, elegante, il corpo muscoloso color nocciola e quelle tacche nere orlate di bianco ad ornare le pinne. Lo squalo rallenta. Rallenta ancora. Mi passa a fianco, sguardo diffidente ed indagatore mentre scivola silenzioso a mezzo metro da me, con quel suo invidiabile nuoto privo di sforzo apparente. Fa un mezzo giro intorno a me per finire la sua analisi e poi se ne riparte, con una progressione decisa, proseguendo per la sua strada. Lo guardo sparire nell’orizzonte blu e poi riemergo lentamente. Sono soddisfatto: potrei tornare sulla barca. Potrei. Ma visto che sono in acqua… vado avanti. Alzo la testa e vedo il barcaiolo mi guarda, gli faccio cenno di OK, lui pure.
Mi dirigo appena oltre la punta sud. La linea di costa è praticamente diritta e io nuoto lentamente sott’acqua a 5/6 metri di profondità, mantenendomi parallelo alla costa ed appena più su del gigantesco pianoro corallino, che degrada verso il fondale sabbioso qualche metro più in basso. Il pianoro, da solo, è uno spettacolo: una prateria di coralli molli gialli e rossi attecchiti sopra una vasta distesa di madrepore incrostanti. Alzo lo sguardo e mi trovo circondato da un branco di una trentina di carangidi come non ne ho mai visti: grandi e piatti, il corpo argenteo, con lunghissimi filamenti che pendono dalle pinne dorsali e anali. E per “lunghissimi” intendo un metro e mezzo. Sembrano adorni di stelle filanti. Appurerò successivamente che si tratta di Alectis Ciliaris: un gioiello del mare di rara bellezza.
Smetto di muovermi e mi fermo sul fondo, aggrappato con un dito ad un angolo di roccia disadorna, “all’aspetto”. Loro mi carosellano intorno. Sto lì e lì guardo finche il mio corpo non mi dice che è meglio risalire. Recupero e torno giù. E loro sono sempre lì a danzarmi intorno. Vado avanti così per un po’, domandandomi se mai quei carangidi bellissimi se ne andranno. Durante uno di questi appostamenti sul fondo, con la coda dell’occhio avverto una presenza e dopo una frazione di secondo una grande massa scura mi sfila di fianco. Potente schizzo di adrenalina nel sangue! Ormai mi ha passato: è un grosso squalo corpulento di colore scuro. Lo Zambesi. Tre metri. Si allontana da me lentamente ma con moto rettilineo, senza mostrare alcuna intenzione di tornare indietro. L’emozione mi ha fatto bruscamente calare il tasso di ossigeno nel sangue, devo riemergere. Sono pieno di adrenalina, con i muscoli lievemente tremolanti. Tento altre attese sul fondo corallino, intercalate da lente nuotate a varie profondità, ma nulla, lo squalone è sparito. Decido che per oggi ne ho abbastanza e mi dirigo verso la barca. In fondo alla mia mente c’è anche un minimo timore, che mi induce a levarmi da lì. In fondo ha una pessima fama.
Qualche minuto dopo, sulla barca, mi asciugo al sole in silenzio. Negli occhi e nella mente quella massa scura color cobalto che mi passa di fianco…
ZenAllenamenti apnea – La periodizzazione per l’apnea profonda
Pubblicato: 20 giugno 2011 Archiviato in: Allenamento apnea, Apnea | Tags: allenamenti apnea, Apnea, macrocicli, microcicli, Periodizzazione, tabella allenamento 3 commentiIn qualunque sport – e l’apnea non fa eccezione – la periodizzazione è importante. Cosa significa periodizzazione? Che occorre variare nel tempo il tipo di allenamento. L’obiettivo è duplice: essere in forma quando è ora (non prima, non dopo) e non annoiarsi troppo con allenamenti eccessivamente ripetitivi. Che vi alleniate poco o tanto, la periodizzazione vi consente di tirare fuori il meglio da voi e di mantenere alta la motivazione, facendovi passare dei bei momenti con l’apnea. Che è la cosa più importante. (Per inciso: con “apnea profonda” intendo la discesa in mare o lago – quanto “profonda” è soggettivo.)
Vediamo in 10 passi come strutturare una stagione di allenamenti utilizzando la periodizzazione. Ma senza rendere le cose troppo difficili: per chi si vuole allenare, ma non impazzire. Per me funziona abbastanza bene, vediamo che ne pensate voi.
- Individuate il periodo nel quale volete essere in forma – per un’apneista di norma è l’estate. Per chi gareggia, questo periodo coincide con una, massimo due gare importanti. La forma massima purtroppo non dura a lungo: indicativamente si può pensare di evere due picchi di forma in un periodo di un paio di mesi. Nel seguito, per esemplificare, ipotizzeremo di voler essere in forma in giugno-luglio.
- Andate indietro di nove mesi, a settembre: quello è il punto di inizio degli allenamenti . Ci dovete arrivare freschi di fisico e di mente: ad agosto cazzeggiate, bevete qualche birra di più (ma non diventate una palla di lardo) e rilassatevi. Che a settembre si inizia…
- Dividete i nove mesi in tre periodi di tre mesi ciascuno, i macrocicli.
- Ciascun macrociclo è costituito da vari microcicli di 3-4 settimane. In ciascun microciclo l’ultima settimana è di recupero, cioè di allenamento leggero. Questo è fondamentale se non volete scoppiare come petardi dopo un paio di mesi.
- Mobilità articolare e delle strutture legate alla respirazione (diaframma, gabbia toracica) vanno curate tutto l’anno, tramite stretching e/o yoga. Idem per la parte di condizionamento mentale (visualizzazione, training autogeno & C) e di allenamento alla compensazione (yala neti, ginnastica tubarica). La cura di questi aspetti paga molto in termini apneistici, e con (relativamente) poca fatica – il che non è male, dopotutto.
- Nel primo periodo, settembre-novembre, vi focalizzerete sulla preparazione di base: miglioramento del tono muscolare e della forza, base aerobica (per ridurre il battito cardiaco e mettervi a posto con il peso, che la birrozza in più è finita tutta lì sui fianchi…), miglioramento del gesto tecnico (pinneggiata, posizione idrodinamica, ecc) attraverso esercizi. Il gesto apneistico è a livello di mantenimento.
- Nel secondo periodo, dicembre-febbraio, l’obiettivo è lavorare in modo più specifico sull’apnea, migliorando la resistenza al lavoro in scarsità di ossigeno (ipossia) e abbondanza di anidride carbonica (ipercapnia), mantenendo le qualità conquistate nel trimestre precedente.
- Il terzo periodo, marzo-maggio, è finalizzato a lavori molto specifici, mirati all’apnea profonda: apnee lunghe, adattamento alla profondità e all’emocompensazione, mobilità articolare e cura della respirazione, effettuando dei lavori di mantenimento delle qualità acquisite nei periodi precedenti. Si affina il lavoro di tutto l’anno e lo si “trasforma” in quello che serve per raggiungere i nostri obiettivi.
- Nel periodo di forma, giugno luglio, dovete evitare di affaticarvi troppo con gli allenamenti, tenendo le energie per il raggiungimento dei vostri obiettivi: una gara, oppure un week-end di tuffi potenzialmente profondi. Quindi, allenamenti di mantenimento, tuffi fondi, allenamenti in piscina segnati da apnee lunghe e rilassate, molti esercizi per mantenervi flessibili. Godetevi questo periodo. Non significa tirare, stressarsi e rischiare: significa solo essere pronti a fare dei bei tuffi, se vengono naturali, godendosi il blu. Mente aperta e fisico pronto!
- Se durante l’anno qualcosa va storto e incrina i vostri piani, ad esempio per una brutta influenza, un periodo di eccessivo lavoro o di carichi familiari inaspettati, non datevi per perduti: se avete lavorato bene, in modo regolare, potete ammortizzare soste e rallentamenti nella tabella di marcia senza grossi problemi. La regolarità vi ricompenserà. E, in ogni caso, evitate di diventare eccessivamente ossessivi con gli allenamenti: non stressatevi (o almeno provateci) e godetevi il blu quando potete.









