Nuoto in acque libere, apnea…bello ma cosa mangio prima?
Pubblicato: 25 settembre 2012 Archiviato in: alimentazione sportiva, Allenamento apnea, nuoto, nuoto acque libere | Tags: Apnea, gara nuoto bergeggi, nuotare, nuoto, nuoto acque libere, nuoto di fondo, swim the island Lascia un commentoDomande frequente tra amici e conoscenti: cosa mangio prima di una gara come Swim The Island o di una sessione seria di tuffi in apnea? che tipo di colazione posso fare? e se poi viaggio tre ore e mi viene fame proprio prima della gara?
Non essendo un nutrizionista, provo a rispondere ai quesiti proprio come farei con un amico, semplicemente sulla base della mia esperienza di triathleta (un sacco di anni e vari Ironman sul groppone), di maratoneta e di apneista “tecnico”, che si è sempre documentato e ha scambiato esperienze con altri atleti “mediani a vita” come me. Non cercate le finezze: qui si guarda all’elefante e non alla mosca che ronza intorno al suo testone.
Vi dico quindi come mi comporto io, vediamo se vi può servire a qualcosa. Quanto sto per dire va bene sia per il nuotatore d’acque libere che deve affrontare una gara o un lungo allenamento, sia per l’apneista che fronteggia una gara o una sessione impegnativa d’allenamento profondo in mare o lago.
Sera prima
L’idea è di accumulare energia. Quindi carboidrati: pasta, o riso. Va bene anche la pizza se la digerite bene. Condimento semplice: evitate intingoli troppo complicati. Mangiate anche un po’ di verdura e/o frutta se vi va. Ci sta anche un dolcino casalingo, tipo una fetta di crostata alla marmellata. Il tutto senza eccedere, in quantità normale. Pensate che prima di un Ironman anni fa vidi (giuro, non lo dimenticerò mai, anche perché era un mio compagno di squadra…) un triathleta mangiare tre piatti di pasta, due bistecche, patate al forno, pane, insalata, dolci vari: il giorno della gara era un chiodo totale. Voi evitate gli eccessi: normalità è la parola d’ordine.
Bevete acqua, ma anche qui senza esagerare. Dovete arrivare idratati ad un appuntamento sportivo, d’accordo, ma è inutile bere tutto la sera prima… servirà solo ad andare in bagno 300 volte di notte e quindi dormire malissimo. Evitate senz’altro il limoncello o il mirto anche se sono buoni. Ma se siete abituati a bere un bicchiere di birra o di vino rosso a cena, potete berlo e non avrete problemi. Qualche anno fa ho assistito alla cena del grande Carlos Coste prima del suo tentativo riuscito di record mondiale di apnea profonda in assetto variabile: si è tranquillamente bevuto un quartino di rosso.
Colazione
Se possibile andrebbe fatta 2h-2h30’ prima della gara (ma non sempre è possibile, per motivi di viaggio). Io mangio pane tostato con marmellata o miele, un frutto (mela o pera o pesca), oppure un succo di frutta (tipo pesca, pera, albicocca, per me facilmente digeribili), uno yogurt da 125 gr. (per avere un po’ di proteine facilmente digeribili). Va bene bere un caffè o del tè (se siete un’apneista, lasciate perdere, vi darà tensione e non aiuterà ad andare profondi). Evitate la spremuta di agrumi, che provoca acidità di stomaco (bevetela gli altri giorni). La colazione deve essere nutriente ma leggera: insomma non abbuffatevi.
Prima della gara/uscita in mare
Innanzitutto mantenetevi idratati bevendo regolarmente: diciamo che ½ litro o poco più nella mattinata intera dovrebbero bastare. Se dalla colazione alla gara passano più di 4 ore, un paio d’ore prima della gara mangiatevi una pezzo di focaccia, un piccolo panino con un po’ di marmellata, oppure una manciata di biscotti secchi.
Mezz’oretta prima della gara, o dell’uscita in mare, sparatevi un gel liquido a base di carboidrati/maltodestrine (se andata da Decathlon ne trovate a bizzeffe, di varie marche), bevendo almeno un bicchiere d’acqua subito dopo, altrimenti okkio che il gel vi disidrata.
Provate gente. Poi mi direte se con voi funziona.
Bergeggi, Swim The Island 2012: una certezza, una riconferma
Pubblicato: 23 settembre 2012 Archiviato in: nuoto, nuoto acque libere | Tags: bergeggi, classifiche gara bergeggi, gara nuoto bergeggi, isola bergeggi, nuoto acque libere, nuoto di fondo, swim the island 16 commentiE alla fine ci siamo trovati lì, il 22 settembre, sulla spiaggia di ciotoli e ghiaia di Bergeggi, a poca distanza da Savona, pronti a nuotare di nuovo intorno all’isola omonima, per quella che si avvia a diventare una gara classica di nuoto in acque libere.
Ormai abbiamo deciso, il mio socio Aqua2 ed io, che questa Swim The Island la faremo tutti gli anni. A meno che non ci sparino nella schiena.
Sì, perché è stato proprio bello.
Il tempo era strano, stregato: l’aria era carica di burrasca e pioggia, il mare inquieto, con l’onda in crescita proprio durante lo svolgimento della gara (per poi calmarsi poco dopo – come da legge di Murphy). Ma diciamolo: nuotare con l’onda è nuotare nel mare vero e, chi legge questo blog da un po’, sa che nel mare vero noi di StoBeneNelBlu ci sguazziamo. Guardate la foto dell’arrivo di alcuni nuotatori e capirete a cosa mi riferisco quando dico che era mare vero…
L’organizzazione della gara, già ottima lo scorso anno, è stata ancora più fluida quest’anno, con un’attenta gestione della consegna dei pacchi gara.
Quindi siamo partiti in perfetto orario: alle 12 e 20 via! con la classica “tonnara” di nuotatori che non vedono l’ora di partire e si accavallano l’uno sull’altro nei primi metri, per poi sfilacciarsi e frammentarsi in piccoli gruppi.
L’acqua era scura, ma limpida, quasi da Oceano Atlantico centrale. L’onda formata sbatteva contro i nuotatori e nascondeva le boe di segnalazione del percorso, rendendo non proprio banale la navigazione. Io ho nuotato in scioltezza, con un orecchio sigillato da un tappo per un’otite purulenta (sic), pieno di antibiotici fino al midollo. Quindi sono contento del mio 56’ fatto in queste condizioni fisiche disastrate. Avevano provato (saggiamente) a dissuadermi quasi tutti: moglie, madre, socia, colleghi, otorino – ma non Aqua2O e nemmeno, onore al merito, mio figlio di dieci anni (“Papà, se ci tieni, vai” – buon sangue non mente). Io, testa dura di orango acquatico, ci tenevo troppo ad essere in acqua. E comunque alla fine sono qua, alive & kicking. Quindi forse avevo ragione io…
La gara lunga, 3500 m. abbondanti (perché a meno di non avere un GPS impiantato nel cranio è impossibile tenere una rotta perfetta, sicché qualche metro in più si fa) per me è passata in un attimo: mi sono goduto l’acqua, il panorama subacqueo, il nuoto in sé. Stessa cosa mi ha detto Aqua2O. Che, va proprio sottolineato, con due gemelli piccolini in famiglia, sta dormendo da mesi 2-3 ore per notte: eppure stamattina è balzato in piedi alle 6 e 30 per fare questa gara. (Beh, a dire il vero lo avevano già svegliato i due salsicciotti…)
Effettuare il periplo dell’isola di Bergeggi è magnifico: solo questo vale la partecipazione a Swim The Island.
L’assistenza ai nuotatori è stata perfetta: tanto i primi quanto gli ultimi hanno avuto sempre nei dintorni canoe, imbarcazioni e tavole da surf con assistenti pronti ad aiutare in caso di bisogno. Anche solo indicando la via a chi si allontanava troppo dalla traiettoria ideale.
Il momento emblematico di questo evento? Trovarsi noi due a fine gara, asciutti ma con il sale addosso, un po’ stanchi, seduti sui ciotoli di fronte al mare, con in mano un piatto di pasta offerto dal ristoro e un bicchiere di vino, a goderci la ricca semplicità del momento.
PS: chi non avesse ancora trovato le classifiche (sia della gara da 3500 m. che di quella da 1700 m.), può consultarle qui subito e da martedì 25/9 sul sito ufficiale della gara. E per chi volesse fare un confronto con l’edizione dell’anno scorso, queste sono le classifiche 2011.
Swim The Island 2012: nuota nel blu con noi
Pubblicato: 4 settembre 2012 Archiviato in: nuoto, nuoto acque libere | Tags: bergeggi, gara nuoto bergeggi, mare, nuotare, nuoto acque libere, nuoto di fondo, swim the island 5 commentiLiberate lo spirito selvaggio, si va in acqua!
Se vi piace nuotare, allora non fate le chiaviche e il 22 settembre mattina presentatevi ai Bagni Stella Maris di Bergeggi (Sv) per una bella nuotata in acque libere: Swim the Island 2012. Ce n’è per tutti i gusti, dalla gara mini di 400 metri, a quella media di 1700 metri, a quella lunga, di 3500 metri.
E’ un evento unico nel suo genere, si nuota nell’Area Marina Protetta di Bergeggi, in provincia di Savona: paesaggisticamente è uno spettacolo. Molti runners da anni viaggiano in terre lontane per correre delle 10 Km o delle maratone: e allora perché non fare un salto a Bergeggi per una gara di nuoto in acque libere?
L’anno scorso è stato bellissimo – leggete qui – con una memorabile organizzazione di Bewater.
Noi due, Aqua2O e RockZen, quest’anno avevamo seri dubbi circa la nostra partecipazione. Giusto per capirsi, Aqua2O ha due gemelli di 7 mesi: non occorre un dottorato in medicina per trarre le logiche conseguenze sulla sua carenza cronica di sonno (e tempo per allenarsi) e il suo attuale stato di allenamento. Quanto a me, io sono un apneista massacrato in agosto da un barotrauma ad un orecchio (procuratomi in perfetto stile da idiota), che mi ha costretto a prendere una tonnellata di medicinali: ho più cortisone nel sangue che globuli rossi.
Ma poi ci siamo guardati negli occhi, il mio compare e io, e ci siamo domandati a vicenda: possiamo noi mancare? manco morti! …ormai Swim the Island è nella nostra agenda perenne. E anche nel cuore.
Dunque ci vedremo alla partenza, se vorrete farvi il regalo di venire. Alla peggio arriveremo tutti strisciando sul fondo come oloturie. Ma arriveremo.
Questi i riferimenti per iscrivervi e per la logistica.
Forza gente, avete nuotato abbastanza in piscina, siamo fatti per nuotare in acque aperte, perciò non fate gli smidollati, e venite: ci vediamo il 22 settembre a Bergeggi.
Mare, nuoto, mare, nuoto, mare…
In apnea con i delfini
Pubblicato: 22 agosto 2012 Archiviato in: Apnea, Delfini, immersioni, Viaggi subacquei | Tags: Apnea, apnea con cetacei, apnea con i delfini, Balene, Cetacean Watching Azores, CWAzores, grampo, immergersi con cetacei, Immersioni Azzorre, immersioni con i delfini, nuoto con i delfini, Pico 2 commentiQui alle Azzorre fare apnea con delfini ed altri cetacei, o semplicemente nuotare assieme a loro guardandoli con la maschera dalla superfice, è una realtà. Una bella realtà.
C’è di tutto: ci si può immergere con tursiopi, delfini comuni (che poi così comuni non sono), grampi, stenelle maculate e stenelle striate, tanto per citare i cetacei più frequenti. Se non fosse per una legge portoghese che esclude l’immersione con un tot di cetacei, legge che accetto ma che odio profondamente con tutto il mio essere, ci si potrebbe immergere anche con balene pilota e pseudorche (e anche con l’orca, visto che ogni tanto si fa vedere), animali considerati potenzialmente aggressivi. Ma tant’è, non capisco ma mi adeguo.
Per evitare di disturbarli, è vietato immergersi pure con i grandi cetacei (capodogli, balenottere azzurre e compagnia bella): si possono vedere dalla barca, anche da molto vicino, facendo whale watching. Però niente incontri subacquei a meno di non essere ricercatori o documentaristi. Anticipo che Aqua2O ed io stiamo lavorando su un progetto in tal senso…
Ma veniamo ai delfini. Dimenticate i telefilm melensi che guardavate da bambini, con i delfini in cattività, coccolosi e dalle pinne mosce: questi sono supervispi, fisicamente tosti e hanno carattere. Il che significa che se non hanno voglia di stare lì con voi se ne vanno. Sono animali dell’oceano, selvaggi e liberi – quanto di più invidiabile si possa per me desiderare essere
E’ divertentissimo. Si parte con il CW Azores su un gommone, armati di maschera, snorkel, muta e pinne. Si vola sull’oceano fino ad incontrare qualche branco di delfini. Attenzione, non è un incontro lasciato al caso: da terra, dalle postazioni un tempo utilizzate per avvistare le balene e segnalarle alle baleniere, ora operano avvistatori, molto più ecologici nello spirito, che indirizzano gli skipper in modo preciso. Poi ci si prepara, ci si avvicina al branco di cetacei e al segnale dello skipper si entra in acqua, due alla volta.
Ora siamo qui, proprio a qualche miglia da Pico, a ripetere quest’esperienza. Il mio compare Aqua2O ed io siamo prontissimi.
Facciamo vari tentativi, tutti a vuoto, di entrare in acqua con un branco di grampi (cetaceo bellissimo – vedi foto), che dopo essersi lasciati avvicinare con la massima tranquillità in mattinata, oggi puntano il muso al largo ogni volta che il gommone si avvicina. Non hanno voglia. Poi incontriamo un branco di tursiopi. Sono grandi, massicci e quasi neri. Ok, ci accettano, riusciamo ad accostarci al branco. Bene, vediamo come se la cavano questi delfini delle Azzorre con l’apnea.
Mi ventilo mentre ci avviciniamo. Monopinna ai piedi, maschera, GoPro accesa…sì, respirone finale e…GO! giù subito nel blu! Ho provato quest’esperienza varie volte e ho ormai le mia tecnica un tantino elaborata, consigliatami da Michael Costa, lo skipper più skipper dell’isola di Pico, con queste esatte parole: “Tu che sei un apneista, vai giù, scendi ignorandoli ed esegui della capovolte, delle evoluzioni, nuota sott’acqua, ma fai finta di niente: vedrai che loro verranno da te”. (Un po’ come bisognerebbe comportarsi con le donne, no?)
E così faccio. E loro si avvicinano, vengono a curiosare, poi si allontanano, poi tornano ancora. Fanno dei suoni, che nel mio (miserabile) video si sentono. Provo anche ad imitarli, ma poi mi ricordo del detto milanese “panatè fa el to mestè”, sicché per evitare incomprensioni e gaffe linguistiche lascio perdere i tentativi di comunicazione.
Che altro dire? E’ bello, facile e coinvolgente. Se avete dei bambini che stanno bene in acqua portateceli, se potete, probabilmente gli cambierete per sempre la vita. In meglio. E se non li avete, andateci voi: è un grosso regalo, un’esperienza che va dritta al midollo spinale.
Principessa Alice fammi sognare
Pubblicato: 2 agosto 2012 Archiviato in: immersioni, Squali, Viaggi subacquei | Tags: Cetacean Watching Azores, CWAzores, Immersioni Azzorre, immersioni con mante, immersioni con mobule, immersioni con squali, Immersioni sul Banco Principessa Alice 2 commentiPrincipessa Alice: vent’anni, occhi verdi, gnocca, residente su una torre altissima, in attesa di essere liberata.
E’ questo che vi aspettate?
E invece no: Principessa Alice (o Princess Alice per le carte nautiche internazionali) è un “banco”, una vasta altura sottomarina che si erge da un fondale distante migliaia di metri per arrivare fino a circa 30 metri dalla superficie, a 50 miglia nautiche dalle Isole Azzorre.
Come una vera principessa, sa farsi desiderare: per raggiungere Princess Alice occorrono due ore abbondanti di navigazione in pieno Oceano Atlantico, non sempre gentile verso i Sapiens Sapiens. Non raccontiamoci frottole: anche se gli amici del Cetacean Whaling Azores fanno il possibile per rendere il più confortevole possibile la navigazione (che è super-professionale, con tanto di pic-nic a bordo compreso), arrivarci non è comunque una passeggiata.
Ma poi, ne vale la pena? Eccome. Perché, come un’avvenente pricipessa in carne ed ossa, anche questa particolarissima principessa offre molto a chi si mostra capace di raggiungerla: è il mare delle meraviglie.
Qui, nel mezzo del nulla, dove la terraferma è solo un ricordo, l’oceano pullula letteralmente di mobule (la mobula è la parente più piccola della manta; stiamo comunque parlando di pesci con un’apertura alare tra i 2 e i 3 metri).
Le mobule si assembrano qui a decine e decine, non si sa esattamente perché, se per riprodursi, o perché è una “cleaning station”, un luogo dove trovano altri pesci pronti a liberarli dai parassiti, o forse perché è semplicemente un posto ricco di nutrienti. Fatto sta che lo spettacolo delle mobule di Princess Alice è unico: guardate questo video fatto con la mia videocamera d’assalto, la GoPro, e vi farete un’idea.
Veleggiando come aquile nelle acque sovrastanti la montagna sottomarina, le mobule accolgono i naviganti e i subacquei in superficie: grandi macchie color nocciola che vagano appena sotto il pelo dell’acqua.
Non appena t’immergi, le mobule ti raggiungono come un grande stormo di alieni subacquei, ti circondano, volteggiando in circolo intorno a te, sempre più vicine, anche a 30 cm dalla maschera. Uno spettacolo naturale incredibile.
Va peraltro detto detto che in queste acque si può incontrare di tutto: ogni genere di cetaceo e pesce pelagico, squali inclusi. Oltre a mako e verdesche, qui intorno alle Azzorre girano anche varie specie di squalo martello. E ogni tanto avvistano pure il bianco.
Nell’ultima immersione, tanto per dire, oltre a decine di mobule, ho visto una grande manta (Manta Birostris, la cugina più cresciutella), un branco di carangidi, qualche tonno e un gruppo di wahoo. Non male la principessa, no?
Colazione con lo squalo blu: la verdesca
Pubblicato: 30 luglio 2012 Archiviato in: immersioni, Squali, Viaggi subacquei | Tags: Cetacean Watching Azores, CWAzores, dove vivono le verdesche, Immersioni Azzorre, immersioni Banco Condor, immersioni con squali, squali blu, verdesche 3 commenti“Anyway, you are in the open ocean with wild animals, use your common sense”.
Così Martin, la nostra guida del C.W. Azores, chiude il briefing che prelude l’immersione alla ricerca di squali mako e verdesche. E poi via, si parte di mattina presto, direzione Banco do Condor, 22 miglia marine da Pico, isole Azzorre. Siamo in perfetto orario per portar la colazione agli squali: teste mezze marce di tonno e pesce serra, zuppa putrescente di interiora e sangue di pesce azzurro assortito. Ognuno ha i propri gusti, ok?.
Giornata fantastica, sole caldo e mare calmo. La Ginjinha (liquirino portoghese alle amarene) della sera precedente sembrerebbe completamente smaltita e la navigazione passa alla grande. Incontriamo anche un branco di delfini comuni e uno di stenelle maculate, roba che ti mette sempre di buon umore.
Una volta sul Banco di Condor, la prima verdesca arriva pochi minuti dopo l’inizio del rito della pasturazione. E’ un maschio adulto di dimensione seria, che punta deciso la testa di pesce serra lasciata a profumare le acque dell’Atlantico: la verdesca cerca d’azzannare ripetutamente il boccone, aggressiva. Alla fine ce la fa, la strappa dalla cima dopo una lotta senza storia con Martin, il divemaster under 25 più tosto delle Azzorre. Mi piace vedere quello squalo testardo che se la fila tutto contento con la testa di pesce tra i denti.
Peccato che poi non si veda più manco l’ombra di uno squalo per un bel po’… Dopo un’ora passata a dormicchiare sdraiati sui tubolari del gommone, nell’arco di i pochi secondi arriva un gruppetto di verdesche: e allora vai, sveglia! tutti in acqua!
Immersi nel blu. E’ il solito ipnotico spettacolo di eleganza: attenzione, dà completa assuefazione. Ci sono cinque belle verdesche, squali blu di lunghezza compresa tra i 2 e i 3 metri, che nuotano con noncuranza in mezzo a noi, gli alieni sgraziati giunti nel loro mondo pelagico.

In questo video la mia imperizia con la videocamerina GoPro nuova fiammante non rende giustizia a queste creature del blu profondo: nessuna videocamera, figuriamoci la mia, registra appieno il blu iridescente dei loro dorsi, che sotto il sole vira al verde smeraldo.
Questi sono i figli dell’oceano.
Azores, Ilha Negra, luglio 2012
Pubblicato: 28 luglio 2012 Archiviato in: Viaggi subacquei | Tags: Azzorre, Cetacean Watching Azores, CWAzores, immersioni con squali Lascia un commentoToh, Alfonso, guarda: abbiamo un blog!
Quasi ce ne dimenticavamo…
Ora, tornato alle mie amate Azzorre, a questi grumi di lava nel mezzo dell’Oceano Atlantico, torno anche al blog, ultimamente un po’ trascurato.
Ed eccomi ancora qui, sull’Ilha Negra, come i nativi chiamano l’isola di Pico, a fare immersioni in cerca di squali, cetacei, mante e quant’altro il selvaggio Oceano Atlantico ci vorrà regalare, in compagnia del mio amico Alfonso (alias Aqua2O), un altro matto come me. Materiale per il blog ne verrà fuori senz’altro.
Amo queste isole nere coperte di verde e circondate dal blu. Sento che un giorno verrò a vivere qui, dove sento più intenso il mio legame di sangue con l’oceano.
Traina ai delfini
Pubblicato: 6 Maggio 2012 Archiviato in: Apnea, Delfini, Strane storie di mare e di acqua, Viaggi subacquei | Tags: Apnea, delfini, immersioni con delfini, immersioni Maldive, Oman, tartarughe verdi Lascia un commentoL’Oman è un eccellente osservatorio per i cetacei. Lo apprendo dal mio ultimo acquisto, “Whales and dolphins of Arabia”, di Robert Baldwin. A quanto dice il libro, ben scritto, c’è veramente di tutto: balenottere comuni, megattere, svariate specie di delfino, focene…. L’Oman sembrerebbe un paradiso del mammifero marino. E di chi lo vuole osservare, anche se i cetacei sono di solito estremamente schivi con i subacquei.
E così gli Zen al gran completo affittano barca con annesso barcaiolo per una spedizione alla ricerca di qualche tipo di cetaceo. Si parte di buon mattino.
Il marinaio è un ragazzo omanita che conosce una ventina di parole di inglese. Noi conosciamo tre parole tre di arabo, quindi la conversazione equipaggio-clienti non è delle più brillanti. A bordo, viveri di conforto vari e macchina fotografica. E l’attrezzatura da apnea. Anche se, teoricamente, bisognerebbe osservare i cetacei dalla barca, FUORI DALL’ACQUA. Ma io preferisco essere pronto ad ogni evenienza: mica si può rischiare di essere colti impreparati di fronte a qualche incontro eccezionale, no? E poi ho un piano abbastanza strambo, che giace latente da anni nella mia testa di maniaco-ossessivo del mare e che potrebbe trovare realizzazione proprio oggi.
Si punta verso il mare aperto. Guardiamo speranzosi la superficie del mare appena increspata dal vento, come se da ogni onda dovesse sbucare Moby Dick. Ma, almeno per ora, niente.
Dopo un po’che vaghiamo nel mare omanita, vediamo una grande massa indistinta e tondeggiante che sbuca in superficie, ad una trentina di metri da noi. E’ qualcosa di semi-sommerso, scuro e lucente, che ondeggia placidamente tra le onde. Grido, indico, il barcaiolo non capisce l’inglese, ma è sveglio, rallenta. Aguzziamo la vista. A me sembra la testa di un globicefalo: li ho già visti, e a volte in effetti stanno così, con la testa a melone che sbuca parzialmente dall’acqua, a farsi dondolare pigramente dalle onde. Ci avviciniamo cautamente con la barca e mi rendo conto che non è la testa di un globicefalo, ma continuo a non capire cosa sia quella massa scura che ondeggia in superficie.

Poi di colpo capisco: due enormi tartarughe verdi che si stanno accoppiando. E noi, micidiali rompiscatole, siamo arrivati sul più bello. Valuto se entrare in acqua, poi mi dico che tutto ha un limite, e decido di lasciare stare le due tartarugone dal corpo verde scuro. La coppia, per non sbagliare, si immerge leggermente, nuotando in direzione opposta a noi. Al loro posto avrei fatto lo stesso.
Riprendiamo la ricerca dei cetacei. Marco inizia a stufarsi: la barca salta un po’ sulle ondine, non è il massimo della comodità. Cerco di distrarre Marco raccontandogli dei vari cetacei, dicendogli che deve stare attento e scrutare la superficie del mare per non perdersi un’apparizione fugace, bla bla bla. Per ora tiene.
Il barcaiolo intanto chiama via radio altri colleghi, per capire se ci sono branchi di cetacei da quelle parti. Pare di sì, dai suoi gesti. Partiamo decisi verso nord-est. Dopo un bel po’, quando le speranze stavano evaporando, vediamo le prime pinne dorsali che bucano la superficie: delfini. Pochi. Distanti. Non si capisce di quale specie. Ci muoviamo in zona con il motore al minimo. Ne vediamo altri, poi altri ancora: a poco a poco si rivela un branco enorme, sono centinaia. Ora sono sotto la barca, poi davanti, emergono a gruppuscoli. Sono delfini comuni. Si chiamano così, ma non è che siano poi così tanto comuni… Sono molto belli: il corpo è grande, bruno, striato lateralmente di bianco e marrone chiaro, con un tocco estroso dato da qualche pennellata di nero.
Adesso i delfini sono dappertutto, sbucano da ogni lato della barca. E allora decido di attuare rapidamente lo strambo piano latente nella mia testa. Annodo una cima di qualche metro di lunghezza all’anello di prua, mimo un gesto al marinaio (che annuisce, bah, chissà che cosa avrà capito), mi infilo la maschera e, tenendo l’altro capo della cima in mano, mi tuffo in mare sotto lo sguardo perplesso di moglie e figlio. E mi faccio trainare sott’acqua, stile esca per la pesca a traina al marlin.
Sotto di me, si apre un mondo: l’acqua è molto limpida e davanti, sotto, di fianco a me, è pieno di delfini che nuotano accompagnando l’imbarcazione. Sono molti di più di quanto non si immagini osservando quelli che appaiono in superficie. Qualcuno, più curioso, aggiusta la rotta per passarmi vicino ed osservarmi, a volte girando leggermente la testa verso di me. Il fatto che io mi muova con la barca vince la loro diffidenza, proprio come mi aveva detto, svelandomi un segreto del mestiere, un videoperatore che aveva lavorato per il National Geographic.
Sento i loro richiami, i loro suoni mi avvolgono. Il mare è letteralmente brulicante di delfini. Li vedo anche giù fino a trenta-quaranta metri di profondità. Sensazioni fortissime.
Dopo un po’, forse una decina di minuti, i delfini spariscono. E io torno in barca. Felice: quella vecchia idea balzana di farsi trainare da una barca non era per niente una bufala.
Il sogno di Alfonso
Pubblicato: 21 aprile 2012 Archiviato in: Strane storie di mare e di acqua, Viaggi subacquei | Tags: Azzorre, Balene, immersioni Lascia un commento“Mi fai una foto così quest’estate alle Azzorre?” (disse speranzoso il mio amico Alfonso alias Aqua2O…)
Il sorriso dello squalo zambesi
Pubblicato: 9 aprile 2012 Archiviato in: Apnea, Squali, Strane storie di mare e di acqua | Tags: Apnea, Diving Oman, immersioni con squali, Squali, squali pinna nera, squalo Zambesi Lascia un commentoUltimo giorno in Oman. Il classico velo di tristezza su tutto, anche se la luce è già vivida e il cielo è limpido in questo inizio di mattinata.
Noi, la famiglia Zen, siamo lì a bighellonare nei pressi del bagnasciuga.
Sono contento: mio figlio Marco ha familiarizzato in acqua con qualche piccolo esemplare di squalo pinna nera spintosi fin quasi sul bagnasciuga per papparsi un grosso cefalo. Il cefalone è stato ferito da uno squalo ed è finito sulla spiaggia. Prontamente raccolto e ributtato in acqua da Elisabetta, ha attirato nuovamente gli squalotti che già lo avevano cacciato. Vedere mio figlio che in acqua nuota dietro gli squalotti mi fa pensare che forse avremo un futuro in mare insieme…
Decido di dedicare una porzione significativa della mattinata ai “miei” squali pinna nera che vivono all’imbocco del fiordo (leggi). Mi ci sono affezionato. Forse si tratta di una popolazione stanziale: tutti i giorni sono andato a trovarli e li ho quasi sempre avvistati, anche se in alcune occasioni erano un gruppetto sparuto.
Vado nel solito posto e dopo una tranquilla ventilazione mi apposto in apnea sul fondo. Poco dopo arrivano. Sono in numero maggiore delle altre volte. Davvero tanti, una ventina. E ci sono molti esemplari grossi, lunghi oltre due metri. La maggior parte sono maschi, mentre solitamente predominavano le femmine. Mi domando se si tratti della stessa popolazione osservata tutti i giorni nelle due settimane passate lì. Penso di no. In mezzo agli squali che mi ruotano intorno, compare un’aquila di mare, anche lei curiosa, poi un’altra subito dietro.
Che giornata! Riemergo. Recupero. Mi preparo. Respirone. Scendo. Mi apposto dietro la solita roccia. Gli squali pinna nera sono subito pronti a fare carosello. Mi godo quella vista privilegiata: una popolazione ampia e di grandi dimensioni di squali pinna nera, poco diffidenti, un esemplare dietro l’altro che mi sfila davanti, di lato, dietro (ehh ogni tanto un’occhiata dietro la dò, alla fine sono dei predatori, non si sa mai).
Giro lo sguardo verso destra e lo vedo: grosso, corpulento, colorazione scura, è un grosso squalo zambesi, nessun dubbio. E’ ancora lontano, ai limiti della visibilità, che oggi è miracolosamente di 15-20 venti metri. La mia apnea si fa meno rilassata. Stimo che lo squalone sia sui tre metri. E nuota dritto verso di me, senza esitazioni.
Si avvicina. Distinguo bene il muso da cattivo. La massa del corpo è veramente notevole. Mi domando se devo preoccuparmi. E mi rispondo che devo stare tranquillo, come sempre. Mai avuto problemi con gli squali? Naaahhh! Ma il bestione si avvicina ancora, in un attimo arriva a venti centimetri da me, davanti alla maschera: porca vacca che sorriso!!! Ho un sussulto. Del tutto involontario, perché vorrei essere tranquillo, ma non lo sono mica tanto. Al mio brusco scatto di nervi lo squalo reagisce come se fosse stato colpito da una scarica elettrica: inverte letteralmente la rotta e se ne va da dove era venuto, a velocità sostenuta.
Sono basito. Faccia a faccia con uno zambesi, che se l’è filata al primo imprevisto! Risalgo dall’apnea lunghissima. Recupero respirando dallo snorkel, fatico a trovare qualla condizione di pace mentale che prelude a buone apnee. Battito del cuore accelerato, sono un po’ ansioso e guardo di continuo il fondale, in tutte le direzioni. Urca, uno zambesi grossissimo! Non sono tranquillo. Va bene avere confidenza con gli squali, va bene stare più a mio agio sott’acqua che fuori, ma quello era pur sempre un grosso squalo zambesi, probabilmente più confuso di me… insomma… Ritorno sott’acqua per vedere se torna. Niente: arrivano i pinna nera, ma dello zambesi nessuna traccia. Mi sposto, riprovo: ancora niente. Dopo una decina di minuti, decido di andarmene: magia finita.









