“Pizzini” maldiviani


Il due alberi da crociera è pigramente ormeggiato nelle calme acque della laguna, da qualche parte nell’atollo di Felidhoo. Il venticello caldo carico di salsedine è piacevole. Mai quanto il tonno crudo condito con olio e lime che ho in bocca. Un malcapitato tonnetto pescato dall’equipaggio della barca poche ore fa, mentre noi  subacquei eravamo in immersione nella pass di Fotteyo, e loro attendevano la nostra riemersione ingannando l’attesa con la pesca.

Fotteyo. Fugace, nella mia mente si riforma l’immagine dei grandi squali grigi che nuotano indolenti nella corrente; sullo sfondo, la formazione di 25-30 aquile di mare che incede regalmente nel blu, in formazione perfetta. Io, ancorato a un blocco madreporico per non essere trascinato via dalla forte corrente, che assorbo immagini mentali (e azoto).

Il tonno crudo è delizioso.

Squali_grigi_Maldive

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La rivista Sub ha pubblicato un nostro articolo sugli squali delle Azzorre!


PicSUBdicembre

Ci eravamo dimenticati di dirvelo: la rivista “Sub”, importante testata di settore, lo scorso dicembre ha pubblicato un nostro articolo! E’ un vero onore, per noi.

L’articolo parla di Azzorre e di incontri con gli squali blu, cioè le nostre amate verdesche, sul Banco Do Condor, al largo delle isole di Pico e Faial.

Ecco il link all’articolo apparso su SUB di Dicembre: buona lettura!


Che bella pelle hai, squalo volpe


Daedalus Reef è lì, piantato nel bel mezzo del Mar Rosso egiziano, con il suo celebre faro, un po’ surreale come il lungo pontile che consente di raggiungerlo dal mare, superando i coralli.

Ma non è il faro il motivo principale per cui ci siamo spinti fin qui in crociera subacquea: lungo le ripide pareti di Daedalus Reef si infrangono forti correnti ricche di nutrienti e la vita sottomarina, di conseguenza, è ricchissima. Immergendosi in questo posto si può incontrare di tutto. In particolare, è uno dei pochi siti subacquei al mondo dove si hanno discrete probabilità di incontrare lo sfuggente squalo volpe. Un animale d’alto mare, che ama il blu e la profondità.

Il raro squalo volpe… è lui, e solo lui, che ho in mente, mentre mi preparo per l’immersione con Alfonso e consorti.

Vestizione, passaggio sul gommoncino, micro-traversata un po’ rocambolesca tra onde e spruzzi (come quasi sempre) e poi, finalmente, GO GO GUYS! Si va in acqua. Rapida discesa, giù veloci. Ci siamo tutti? OK, si inizia ad esplorare il reef, rimanendo intorno ai -25 metri. A rischio di perdermi le bellezze di qualche corallo molle, io, più che al reef, bado al blu dalla parte opposta: è da lì, dalla caduta esterna, che può arrivare quanto di più interessante possono riservare queste acque.

Bam! Lo vedo! E’ lui: una sagoma snella e sinuosa, 15-20 metri sotto di me. Rapido cenno d’intesa con gli altri: in un attimo svuoto i polmoni e sprofondo per raggiungere la quota dello squalo (e chi ha il Nitrox…aloha! Non ci può venire…ecco perché io non lo uso mai).

Ci gira intorno, lo squalo volpe, e sua la pelle è blu cobalto, sericea, con riflessi metallici. Io non ho mai visto una pelle così sottile e dall’apparenza setosa. In una parola: bellissima.

La lunga coda dello squalo volpe si muove morbida, flessuosa (e adesso quelle storie di pescatori decapitati dalla sua coda mi paiono più che mai assurde). Sto immobile e cerco di respirare il meno possibile per non infastidire lo squalo: si sa, è un timido. Come la maggior parte dei suoi simili, ci studia un po’, scivolando nel blu intorno a noi, poi, dopo qualche minuto, decide di andare. E così s’allontana: una sagoma scura che veleggia lontano nella corrente.

Sparito. Un sogno blu.

Squalo_Volpe


Odio il freddo, ma parecchio, anche se…


…se potrei tollerarlo per immersioni come questa: beluga!

(Prima o poi accadrà…è che tocca andare in Alaska nel periodo giusto)

Beluga


Swim The Island 2013: Stobenenelblu… presente!


E se ne è andata anche la terza edizione di quella che ormai è diventato una classica competizione del nuoto in acque libere di livello internazionale.

L’immagine che porterò con me è quella dei primi 2000 dei 5000 metri che ho percorso: mare limpidissimo, spruzzi d’acqua cristallina che si sollevano trascinati dal vento forte, il movimento sciolto dei due nuotatori che procedono paralleli a me, un uomo e una donna, il loro avanzare fluido fra le onde corte e rabbiose, le mani che cercano l’acqua, il viola e il blu degli inserti colorati delle mute che si muovono ritmici, l’isola di Bergeggi che troneggia su di noi, qualche sarago che si vede in lontananza sul fondo (ehhh l’apneista che è in me salta sempre fuori).

E’ stato bello, ragazzi, come sempre. Organizzazione sempre più “limata”, perfetta, grazie all’ottimo Matteo Testa e al suo staff. E alla fine, anche il tempo atmosferico è stato clemente ma non troppo: ha creato le giuste difficoltà, quanto basta a rendere questa gara una vera, memorabile nuotata in acque libere – in piscina ci stiamo anche troppo, vogliamo l’autentico mare.

Mi spiace solo che il mio socio Aqua2O non ci fosse (per problemi di salute al di sopra di ogni sospetto). Ma è una roccia: ci sarà l’anno prossimo.

Qui le classifiche di SwimTheIsland 2013.

SwimTheIsland2013


Swim The Island 2013: pronti?


Pronti per la gara di domani a Bergeggi? La terza edizione di Swim The Island.

Le premesse sono così così: il ciclone Penelope imperversa, le previsioni danno maltempo con mare mosso, onda fino a 95-100 cm…

Preoccupati? Che fare? Si va! Molte onde, molto onore.

Mi permetto di dare qualche consiglio ai tapascioni come me su come comportarsi ed alimentarsi prima della gara, dettato da un minimo d’esperienza (il mio track record? qualche Ironman, gare di nuoto in acque libere, un po’ di skyrunning, molte maratone):

  • fate una buona colazione, almeno 3-4 ore prima della gara, ricca e bilanciata, ma non eccessiva (ad esempio: caffé, yogurt, pane e marmellata/miele, magari un frutto non troppo acido; oppure un piatto di pasta in bianco, giusto con un po’ d’olio);
  • mantenetevi idratati;
  • state caldi (tuta, cappellino);
  • un’ora prima della gara assumete carboidrati facilmente assimilabili (tipo i gel di maltodestrine, meglio se con un po’ di caffeina, oppure barrette a base di carboidrati, con pochissimi grassi, che rallentano la digestione);
  • se non siete lì per giocarvi la vittoria, ma per vivere una giornata di sport, lasciate perdere il riscaldamento in acqua; fatelo invece a secco, seguito da un po’ di stretching;
  • usate la muta (se la possedete, ovvio);
  • se non siete superveloci, evitate le prime file in partenza, così vi risparmierete stress nei primi 500-600 metri (la “tonnara”) con la gente che tenta di passarvi sopra;
  • partite con una certa calma (specie se fate le distanze lunghe), in questo modo alzate lentamente le pulsazioni e in pratica vi scaldate in gara;
  • guardate dove andate, non vi fidate troppo degli altri, che spesso hanno pessime traiettorie (va bene la scia, ma fino a un certo punto…), prendete mire e riferimenti e usateli mentre nuotate – tenere una buona rotta vi farà risparmiare centinaia di metri di nuoto in più;
  • se il mare è mosso, guardate i riferimenti mentre siete sulla cresta dell’onda, non nell’incavo;
  • risparmiate energie nella prima metà della gara e, se ne avete ancora, spingete nella seconda metà della gara.

E in bocca a Nettuno!

SwimTheIsland2013


L’apneista e il muco


Noi apneisti siamo strane bestie.

Tanto per iniziare scendiamo giù nel blu dove gli altri subacquei vanno con le miscele, solo per il gusto di farlo, senza vedere una beata mazza, perché siamo del tutto concentrati a (1) arrivare al piattello; (2) riportare a casa la pellaccia – la gente non capisce la bellezza del gesto fintanto che non ci prova, ma questa è un’altra storia.

Poi abbiamo le nostre arcane pratiche respiratorie, il lavaggi nasali con lo yala neti e la pornografica yota, la ginnastica tubarica da fare davanti allo specchio (giusto per sentirsi più scemi a fare tutte quelle boccacce), l’otovent con il quale gonfiamo palloncini dal naso per imparare a governare muscoletti della gola che il 99.9% della gente ignora di possedere. Ci alleniamo percorrendo all’alba le scale di casa in apnea e di corsa. Teniamo come una reliquia la preziosa monopinna arrivata con amore (e mille difficoltà di spedizione) dalla Russia. E via dicendo.

Tutto per qualche metro in più in assetto costante.

Da qualche tempo, abbiamo anche acquisito conoscenze migliori circa la produzione di muco. Già, il muco. Fantastico. Eppure sì, ci interessa assai, perché il muco è quella cosa che ti blocca i seni frontali e impedendone la compensazione, oppure si va infilare nella tuba di Eustachio  bloccando la compensazione dell’orecchio medio e impedendo tuffi a profondità maggiori di 80 cm. L’incubo dell’apneista profondista. E allora occhio al muco!

La comunità apneistica è felice: abbiamo individuato i cibi che favoriscono una produzione eccessiva di muco e altri che l’eliminano (o almeno la contengono). Eccoli qua, strana gente.

Cibi_apnea